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I punti chiave del discorso di Draghi in Senato. Cosa succede adesso

In Politica, Primo piano
20 Luglio 2022

Il discorso di Mario Draghi al Senato

Mario Draghi è pronto a riprendere le redini del governo, ma solo se verrà rinnovato “il patto di fiducia” che ha visto costituire una maggioranza eterogena per il bene del Paese. “L’unica strada – ha detto al Senato nel suo intervento – se vogliamo ancora restare assieme, è ricostruire daccapo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità”. Il presidente del Consiglio si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, lanciando frecciate sia A Giuseppe Conte sia A Matteo Salvini. “Negli ultimi mesi si è registrato un crescente desiderio di distinguo, di divisione, c’è stato un progressivo sfarinamento”, ha detto, ma ha fatto capire di essere pronto a ricucire gli strappi. Partendo da questi presupposti, il premier ha elencato i risultati ottenuti dal governo in questi 17 mesi, dal contenimento della pandemia alle misure per uscire dalla recessione post Covid fino alla stesura e approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), lodando i partiti di maggioranza (“è merito vostro”). Ma dopo i riconoscimenti ci sono state anche le bordate, ricordando i momenti indigesti, come i distinguo sull’invio delle armi all’Ucraina e sulla rivolta dei tassisti: “C’è bisogno di un sostegno convinto e non a proteste non autorizzate talvolta violente sulla maggioranza di governo”.

Draghi si è poi soffermato sul Pnrr, ricordando le riforme avviate (giustizia, concorrenza, fisco, appalti, transizione) per modernizzare l’Italia. “A oggi – ha affermato – tutti gli obiettivi dei primi due semestri del Pnrr sono stati raggiunti”, sottolineando, però, che ci sono altri obiettivi da raggiungere. Il premier ha parlato della necessità “di ridurre il carico fiscale sui lavoratori, a partire dai salari più bassi”, ma anche spingere “sul rinnovo dei contratti collettivi”, ricordando poi che a Bruxelles è in via di approvazione definitiva una direttiva sul salario minimo. “E’ in questa direzione che dobbiamo muoverci, ha detto. Draghi ha fatto un passaggio anche sul reddito di cittadinanza, tanto caro al partito di Giuseppe Conte. “Una misura importante per ridurre la povertà – ha affermato – ma può essere migliorato per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro”.

Attenzione alla politica estera

Il premier non ha scordato la politica estera, parlando della reazione italiana all’invasione dell’Ucraina, con il pieno sostegno a Kiev, ma cercando sempre di aprire uno spiraglio negoziale con la Russia “per evitare una catastrofe alimentare”. La crisi energetica causata dai tagli russi alle forniture del gas ha fatto muovere celermente il governo. “In pochi mesi abbiamo ridotto le nostre importazioni di gas russo dal 40% a meno del 25% e intendiamo azzerarle entro un anno e mezzo”, ha annunciato, ribadendo i passi fatti sul fronte delle energie rinnovabili e le misure prese “per proteggere imprese e famiglie dalle conseguenze della crisi energetica”. E qui arrivano le note dolenti. Draghi ha detto senza termini che “l’Italia deve continuare a ridisegnare la sua politica energetica”, non solo diversificando i fornitori, ma realizzando le infrastrutture necessarie. “Dobbiamo accelerare l’installazione dei rigassificatori e Piombino e a Ravenna”, ha spiegato.

Il piano non piace ai grillini

Un piano che risulta alquanto indigesto ai grillini, da sempre contrari a molte delle grandi opere per modernizzare il Paese. “In particolare – ha aggiunto il premier – dobbiamo ultimare l’installazione del rigassificatore di Piombino entro la prossima primavera. E’ una questione di sicurezza nazionale”. Il presidente del Consiglio ha ripetuto, a scanso di equivoci, che la posizione dell’Italia in politica estera è chiara e forte: “Nel cuore dell’Unione europea, nel legame translatlantico”. Draghi ha annunciato che ci sono anche altri impegni che il governo vuole assumersi, dalla riforma dei medici di base alla revisione dell’Irpef alla riforma del sistema di riscossione. Ma per fare tutto questo serve “un governo che sia davvero forte e coeso e un Parlamento che lo accompagni con convinzione” perché all’Italia “non serve una fiducia di facciata” ma un nuovo patto di fiducia. Il premier è stato applaudito 18 volte dai banchi della maggioranza, a eccezione dei 5 Stelle naturalmente. Draghi ha concluso il suo intervento mettendo all’angolo i partiti. “I partiti e voi parlamentari siete pronti a ricostruire questo patto?”, ha chiesto rivolgendosi all’Aula. “La risposta a queste domande non la dovete dare a me, ma la dovete dare a tutti gli italiani”.

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Riccardo Pelliccetti, triestino, è stato caporedattore e inviato speciale per 20 anni de Il Giornale, dopo aver lavorato per diversi quotidiani, periodici e riviste web, occupandosi di politica estera e difesa. Ma è tornato alla sua passione: l’economia. Ha pubblicato i libri “La via dell’esodo” (1997), “I nostri marò” (2013) e “Le verità negate” (2020).