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Renzi non attrae più i vip, è Calenda ora la star dei finanziamenti

In Politica
19 Luglio 2022

I finanziamenti a Italia Viva e a Azione

Alla fine il risultato è quasi lo stesso. Matteo Renzi porta a casa un avanzo di amministrazione di 141.719 euro per la sua Italia Viva. Per Carlo Calenda e la sua Azione l’avanzo, che è l’utile dei vari partiti, è un pochino inferiore: 113.261 euro. Se il risultato è simile, i bilanci dei due partiti nel 2021 sono invece ben diversi. Perché quel risultato dice semplicemente che Calenda spende di più di Renzi, specie in capitale umano (personale assunto). Ma anche che l’ex premier è diventato meno attrattivo di un tempo per gli sponsor, perché quello diventato alla moda per i vip è invece il leader di Azione. Calenda ha raccolto fra contributi pubblici e privati nel 2021 un po’ più di 2,1 milioni di euro. Renzi si è fermato a quota 1,7.

I contributi pubblici di Renzi e Calenda

I contributi pubblici sono quelli del 2 per mille Irpef, che vengono dalle casse dello Stato, ma hanno bisogno della indicazione esplicita dei contribuenti. Qui non c’è grandissima differenza fra i due contendenti l’area centrale della politica, anche se Calenda ha un vantaggio di un’incollatura (882.093 euro incassati da Azione contro gli 807.964 finiti ad Italia Viva). La situazione si capovolge sulle tessere: nessuno dei due partitini vive di quello, ma Renzi nel settore è più forte: 298.136 incassati con le quote associative contro i 244.135 euro di Calenda.

I finanziatori di Renzi e Calenda

La gara fra i due in discreto equilibrio cambia totalmente con i finanziamenti privati. Quelli che provengono da persone fisiche sono raccolti di preferenza da Calenda (649.098 euro contro i 611.865 euro di Italia Viva), e la differenza sembra di poco conto. Ma quelle somme vanno lette in controluce, perché comprendono l’auto-tassazione degli eletti in Parlamento che con i loro numeri favoriscono nettamente Renzi. Infatti nell’elenco dei grandi finanziatori di Italia Viva sono tutti parlamentari salvo il finanziere amico del leader, Davide Serra, che ha versato in un anno 40 mila euro come persona fisica.

Lo stesso Serra figura fra i finanziatori di Calenda, sia pure con un due assegni di importo minore (10 mila euro), ma sul leader di Azione hanno puntato anche i fratelli Gildo e Paolo Zegna (10 mila euro a testa), Renzo Rosso (10 mila euro), il patron di Techint Gianfelice Mario Rocca (30 mila euro), l’imprenditore tessile Pier Luigi Loro Piana (30 mila euro), il leader confindustriale Alberto Bombassei (50 mila euro), il signor Yamamay, Luciano Cimmino (5 mila euro), l’imprenditore dei condizionatori Alessandro Riello (10 mila euro), il re dei formaggi Giuseppe Ambrosi (10 mila euro), quello dell’acciaio Giovanni Arvedi (50 mila euro) e con cifre piccole e grandi altri manager e imprenditori che un tempo facevano la fila per finanziare Renzi e anni prima si svenavano per Silvio Berlusconi.

I finanziamenti dalle imprese

Che le grandi firme appoggino assai più Calenda dell’ex premier uscito dal Pd fondando Italia Viva emerge anche da un altro dato: i finanziamenti arrivati da persone giuridiche, e cioè direttamente dalle società di quegli imprenditori. Qui Calenda (243.200 euro) batte Renzi (27.500 euro) nove a uno. A Italia Viva sono arrivati solo tre versamenti da società “fan”. Ad Azione sono arrivati invece contributi piccoli e grandi da 29 società.

Calenda che ha incassato più di Renzi, ha speso ovviamente di più per arrivare allo stesso risultato netto. Differenza sensibile sul personale (530 mila euro contro 109 mila) e un pizzico di più anche in spesa per servizi (1,251 contro 1,222 milioni di euro).