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L’ultima tentazione di Conte e Di Maio dopo la spaccatura dei 5 Stelle

In Politica, Primo piano
22 Giugno 2022
Voto senza problemi sulle armi all’Ucraina. Ora però la maggioranza è ancora più spaccata

Il governo Draghi nel caos

Mario Draghi ha incassato il mandato pieno del Senato per il consiglio europeo con numeri abbondanti (219 sì) e una sola astensione dentro il gruppo del M5s, quella di Giulia Lupo. Dopo giorni di discussione la risoluzione di maggioranza ha trovato l’accordo su questo testo: «impegna il governo a continuare a garantire secondo quanto precisato dal decreto legge 14/22 il necessario ampio coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione anche dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari». Una soluzione che obiettivamente ha fatto sembrare una sceneggiata quella di Giuseppe Conte e dei suoi, perché non è cambiato nulla rispetto alle precedenti comunicazioni di Draghi e a quanto era scritto nel decreto Ucraina.

La scissione dei 5 Stelle

Ma la notizia del giorno non è quella della tempesta che è divenuta un refolo di aria fresca per il premier e il suo governo. È la scissione per ora nei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio che ha annunciato la costituzione di “Insieme per il futuro”, con la costituzione di un gruppo separato sia alla Camera che al Senato dove porta con sé fra 60 e 70 parlamentari, fra cui Laura Castelli, Manlio Di Stefano e Vincenzo Spadafora. Va in pezzi la prima forza politica del Parlamento, che da ieri è diventata la seconda, perché con la scissione Di Maio ha fatto un bel regalo a Matteo Salvini e alla sua Lega che diventa la prima forza. Salvini diventa anche nei numeri parlamentari l’azionista di maggioranza del governo Draghi. Nel big bang grillino c’è anche chi lascia senza accasarsi, come farà secondo quanto risulta a Verità&Affari un esponente di primo piano come il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a quanto sembra nauseato dalle polemiche interne e dal continuo sballottamento di linea politica a seconda di social e sondaggi. Qualcun altro per non essere triturato nella guerra fra i due gruppi – che non sarà meno cruenta di quella vera a cui assistiamo – seguirà Sileri nella sua scelta.

Conte con i gilet gialli

Implodono dunque i grillini, a cui non ha portato grande fortuna né dentro né fuori il Parlamento la leadership di Conte che ha di fatto distrutto il movimento sia elettoralmente (che per loro è assai più grave) che nella sua rappresentanza. La scissione avviene con un finto contrasto sulla politica estera, dove Conte per qualche ora ha finto di vestire i panni di chi sfilava in Francia con i gilet gialli, e Di Maio che là era e che fu capo politico con un programma esteri che oscillava fra Fidel Castro e Nicolas Maduro, ma oggi interpreta la linea più atlantista e filo americana che ci sia.

Scontro fasullo nei temi, ma reale e antico se invece lo si vede attraverso la lente più veridica dello contrasto personale. Era così da quando è stato varato il governo giallorosso, dove Conte si è sentito assai più forte di quel che era, e ha iniziato a sfilare il movimento grillino dalle mani di Di Maio che ne era il capo politico. Lo ha costretto alle dimissioni, poi ha diretto la sua nuova creatura attraverso interposto Vito Crimi e alla fine ha emarginato Di Maio e i suoi fedelissimi prendendo i pieni poteri, trasformando Beppe Grillo in un suo dipendente di lusso (con stipendio di 300 mila euro) e osando troppo e in maniera molto spregiudicata che altro esito non poteva avere. Di Maio dal canto suo ha masticato amaro, covato rancore per anni nei confronti di quel Conte che lui stesso aveva creato dal nulla e che non ha mai mostrato nei suoi confronti un briciolo di riconoscenza.

La tentazione di Conte

Questioni personali dunque, poi coperte con un velo di politica per renderle un pizzico più presentabili. Ma ora quella spaccatura non rende affatto più sicura ed agevole la navigazione di Draghi, perché la tentazione di scendere dalla barca e provare a salvare un minimo di consenso sarà larga. Potrebbe affascinare lo stesso Conte, che si trova in grandissime difficoltà politiche e non vuole essere come sembra ora il becchino di quel movimento. Ieri Rocco Casalino smentiva l’ipotesi che però non era al centro della discussione. È sembrata anche per questo motivo una scusa non richiesta. Indicativa di quel che potrebbe accadere…

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Direttore Responsabile Verità&Affari

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