Cgil, Cisl e Uil pazienza finita su Stellantis
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AutoPrimo piano Mar 06 febbraio 2024

Cgil, Cisl e Uil pazienza finita: "Stellantis spieghi a Meloni le reali intenzioni sull'Italia"

I sindacati chiedono che il Ceo di Stellantis Tavares esca dal gioco ambiguo delle promesse e delle minacce. E non convince la smentita di Elkann sulle nozze con Renault Cgil, Cisl e Uil pazienza finita: "Stellantis spieghi a Meloni le reali intenzioni sull'Italia" ESTERNI SABILIMENTO FIAT FCA MIRAFIORI
Maurizio Cattaneo
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Maurizio Cattaneo

Un incontro urgente con l‘amministratore delegato di Stellantis, Carolos Tavares, da svolgersi nella sede della presidenza del Consiglio, alla presenza del premier, Meloni e del ministro Urso. E’ quanto chiedono i sindacati  all’indomani della decisione del gruppo franco-italiano di prolungare per un altro mese la cassa integrazione per i 3mila lavoratori di Mirafiori. Una decisione che appare una vera e propria rappresaglia della Casa automobilistica ex Fiat, con sede e testa ormai a Parigi, dopo le pressanti richieste dell’esecutivo  di tornare ad investire negli impianti italiani.

I segretari generali di  Fim Fiom Uilm, Roberto Benaglia, Michele De Palma e Rocco Palombella,  recita un comunicato congiunto, chiedono l’incontro urgente “al fine di aprire un tavolo di confronto puntuale sulla situazione degli stabilimenti italiani del gruppo e della rete di fornitura”. I rappresentanti dei lavoratori, spiegano inoltre come sia “necessario definire gli impegni futuri di Stellantis in Italia, il quadro delle missioni industriali per gli stabilimenti italiani, la loro messa in sicurezza sul piano dell’occupazione”. Sembra insomma che la pazienza sia finita dopo mesi in cui la linea era apparsa morbida in attesa delle decisioni del gruppo.

Dopo mesi di trattativa la beffa di Parigi

Le reali intenzioni del gruppo franco-italiano sono emerse all’inizio del mese, nell’incontro che avrebbe dovuto dare il via ad un piano industriale, concordato tra governo ed azienda, per la rinascita dell’auto in Italia con l’obbiettivo di tornare a produrre un milione di vetture all’anno. In quella sede, mentre tutti si aspettavano un impegno concreto della Casa con azionisti gli Agnelli-Elkann, il Ceo Tavares, non solo non ha dato alcuna certezza dell’impegno verso l’Italia (Paese che al gruppo Fiat in pochi decenni ha elargita la cifra monstre si 2,2 miliardi di euro) ma ha pure minacciato il governo che, in assenza di maggiori incentivi sull’auto elettrica, avrebbe messo in forse anche l’attuale e scarna produzione di automobili. Una presa di posizione inaccettabile per l’esecutivo e che ha generato un preoccupato intervento dello stesso premier Meloni.  La controreplica di Tavares è dunque arrivata ieri con l’annucio di nuova cassa.

Una smentita a cui nessuno crede

Mentre i sindacati chiedono dunque un incontro urgente,  si fanno strada con insistenza le voci di un matrimonio tra Stellantis e Renault che condannerebbe il nostro Paese ad un ruolo ancor più marginale nel gruppo. La smentita di John Elkann, viste come sono andate le cose in quest’ultimo periodo con la produzione di Panda e Fiat 500 che è finita all’estero, non è servita a rasserenare gli animi tra le decine di migliaia di lavoratori negli stabilimenti italiani che assistono a tagli in Italia ed investimenti in Francia.  

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