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Il gestore di Mediolanum: «Investire a lungo termine e puntare sulla Cina»

In Risparmio
3 Luglio 2022

Le strategie d’investimento del gestore di Mediolanum

La discesa dell’economia mondiale è «una delusione» per mercati e investitori dopo il rimbalzo dell’anno scorso perché «si aspettavano una crescita altrettanto forte», ma la recessione «non è inevitabile» e, come in ogni crisi, ci sono ottime opportunità da cogliere. Soprattutto guardando a Oriente. In occasione del media event di Dublino, Verità&Affari ha potuto parlare con Brian O’Reilly, Head of Market Strategy di Mediolanum International Funds.

Qual è la situazione economica mondiale?

«Tra pandemia e guerra sono stati due anni piuttosto pazzi dal punto di vista economico. La delusione è stata forte perché dopo il momento più duro del Covid ci aspettavamo un altro anno di forte crescita. Tuttavia il Pil del mondo dovrebbe crescere ancora del 3,2% quest’anno, un dato in ribasso ma non così lontano dalla media degli ultimi anni. Il problema principale più che la recessione – che potrebbe arrivare, ma che non è inevitabile e tutto sommato essere gestibile – è l’inflazione. La paura delle Banche centrali, che dovrebbe essere anche quella di tutti, è non ricadere in una spirale di carovita che ci attanaglia per dieci anni come successo negli anni ‘70».

Com’è possibile evitarla?

«Le banche centrali stanno cercando un atterraggio morbido, ossia un difficile punto di equilibrio tra rialzo dei tassi di interesse per contenerla e sostegno all’economia per non cadere in recessione. Al netto di nuovi sconvolgimenti del panorama mondiale, le condizioni attuali consentono una manovra simile».

Quali sono questi elementi?

«I tassi di occupazione sono decisamente migliori di quel periodo. Con la pandemia, inoltre, le famiglie hanno aumentato i risparmi a livelli mai visti prima. Negli Stati uniti ci sono quattro mila miliardi di dollari depositati, rispetto a mille miliardi pre-Covid. Questi soldi stanno consentendo di attutire il primo colpo dell’inflazione e della stretta dei tassi di interesse. Anche per questo l’impatto di un’eventuale recessione potrebbe essere contenuto».

Le banche centrali hanno perso credibilità? Powell parla di recessione e Wall Street sale, come se non credesse a un duraturo rialzo dei tassi.

«Nel breve termine è un fenomeno che può accadere, ma sul lungo periodo le banche centrali potrebbero dare un taglio netto all’inflazione con rialzi dei tassi ultra-aggressivi. Questo chiaramente soffocherebbe qualsiasi crescita e ucciderebbe i mercati portando alla recessione, ma l’inflazione sparirebbe. Hanno le armi a disposizione per poterlo fare».

Sui mercati azionari come dovrebbero comportarsi gli investitori?

«Nell’ultimo anno si è sgonfiata la bolla della crescita economica e della tecnologia, nonostante queste aziende facciano ancora ottimi risultati. Se guardiamo al Global Forward P/E vediamo che è in calo ma ancora vicino alla media degli ultimi vent’anni. Per un investitore a lungo termine questo non è ancora un brutto momento per investire, è la tipica situazione in cui è possibile realizzare guadagni importanti in 10 anni».

Quali sono le opportunità migliori?

«I value stocks sono ancora a prezzi decisamente bassi rispetto alla media, mentre i growth sono molto dispendiosi. Ma è la Cina che riteniamo particolarmente interessante. Pechino sta rimuovendo le restrizioni Covid, va in direzione contraria all’occidente sui tassi d’interesse per sostenere la crescita economica e le azioni cinesi vengono scambiate a prezzi molto bassi in relazione ai guadagni. Inoltre da almeno un decennio ha smesso di voler essere solo la fabbrica del mondo ma sta alimentando la domanda interna. Sono tutti segnali che le loro aziende potrebbero crescere in fretta e rivelarsi una bella opportunità».

Non temete la strategia zero-Covid che potrebbe portare a nuovi lockdown?

«Per far crescere l’economia ai ritmi che desiderano, a un certo punto, dovranno decidere di convivere con la pandemia come abbiamo fatto in Occidente. Le elezioni di Ottobre e la volontà di soddisfare le esigenze della loro classe media interna potrebbero essere la spinta definitiva in questa direzione».