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Portafogli fermi negli Usa dopo il crollo in attesa delle prossime mosse della Fed

In Risparmio
12 Giugno 2022
In questo momento di mercato per gli operatori meglio prediligere bond di aziende con un rating elevato e di settori “protetti” come quello bancario

I portafogli negli Stati Uniti

Tanto tuonò che alla fine piovve. Gli allarmi lanciati nei giorni scorsi da alcuni big della finanza americana si sono materializzati dopo la decisione della Banca centrale europea di aumentare i tassi d’interesse a luglio e, soprattutto, di non acquistare più i titoli di Stato dei Paesi membri. Negli Stati Uniti, infatti, si erano levate in contemporanea molte prese di posizione, a partire da James Dimon, numero uno di Jp Morgan, che ha parlato senza mezzi termini della necessità di prepararsi all’arrivo di un uragano economico causato dalla Fed e dalla guerra, fino a Elon Musk, fondatore di Tesla, che ha detto di avere una «bruttissima sensazione sull’economia».

L’indice S&P negli Stati Uniti

Non che finora le cose siano andate bene per le azioni e i bond. Negli Stati Uniti l’indice S&P è in ribasso di quasi 19% da gennaio, in Europa lo Stoxx 600 cede il 13,7%. Sono state negative, anche le performance dei bond con l’indice obbligazionario globale che ha segnato un calo del 10%. Ma come fa notare un analista, i ribassi di questa prima parte del 2022 non sono stati provocati da un’ondata di vendite, il cosiddetto panic selling, quanto da uno stop agli acquisti da parte degli investitori. Infatti l’indice Vix, che misura la volatilità delle Borse, sta avendo oscillazioni molto contenute e non ha avuto nell’ultimo periodo picchi come quelli toccati all’inizio della pandemia due anni fa o all’epoca della crisi dei mutui Usa, nel 2008.

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