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I risparmiatori ci sono, ma servono prodotti più accattivanti: come proteggersi

In Risparmio
28 Giugno 2022

I soldi depositati sui conti correnti

Le attività finanziarie possedute dai risparmiatori europei hanno raggiunto la cifra astronomica di 31 mila miliardi di euro. Una quantità industriale di soldi depositati su conti correnti assolutamente improduttivi.

Anzi per effetto dell’inflazione, oggi al 6,9%, i correntisti non hanno nessuna possibilità di proteggere i propri risparmi. Non esistono strumenti d’investimento che possano garantire la protezione del capitale, per ottenere dei rendimenti atti a coprire l’erosione dell’inflazione i risparmiatori dovrebbero assumersi dei rischi ed investire nel risparmio gestito.

In Italia a maggio , secondo i dati trasmessi dall’Abi, i depositi da clientela residente ammontavano a 1.861 miliardi di euro. Patrimoni che potrebbero essere investiti nel risparmio gestito ed in altre attività produttive.
Vediamo quali. Analizziamo, per esempio, i dati comunicati da Assogestioni relativi al mese di aprile. Osserviamo che i fondi aperti mettono a segno per il 25esimo mese consecutivo una raccolta positiva con flussi netti per 1,6 miliardi , cifra che porta l’ammontare sottoscritto da inizio anno a più 14,4 miliardi.
Nonostante tutti i problemi emersi nel corso del 2022, totale incertezza nei mercati e rischi geopolitici, le preferenze dei sottoscrittori sono convogliate verso i fondi azionari più 2,3 miliardi e bilanciati più 1,2 miliardi.

Stranamente, rispetto agli orientamenti dei risparmiatori che indirizzano le proprie scelte verso la protezione del capitale, i fondi comuni di questi comparti ottengono ottimi risultati. Prosegue invece l’esodo dai fondi obbligazionari con un deficit quasi raddoppiato rispetto a marzo da meno 1,8 a meno 2,5 miliardi. L’effetto mercato ha fatto registrare un ulteriore rallentamento delle masse gestite passate da 2.485 a 2.427 miliardi, e probabilmente, a causa dell’elevata volatilità dei mercati, le masse gestite continueranno progressivamente a contrarsi.

L’andamento delle assicurazioni

Ma c’è un altro comparto che mostra dei comportamenti contraddittori ed è quello assicurativo.
Nel mese di aprile la nuova produzione di polizze vita raccolta in Italia , comprensiva dei premi unici aggiuntivi è stata pari a 6 miliardi, in diminuzione di oltre 1,5 miliardi rispetto ai mesi precedenti. Meno 19% se confrontato ad analogo mese del 2021. Ma cosa è successo dall’inizio dell’anno ? Nei primi quattro mesi del 2022 , i nuovi premi emessi delle polizze vita sono stati pari a 27,4 miliardi confermando una variazione in progressivo peggioramento pari a meno 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2021.

A cosa è dovuta questa disaffezione dei risparmiatori verso le polizze tradizionali con garanzia del capitale ( Ramo I ) e verso le polizze vita unit linked collegate a fondi interni (Ramo III)? Forse all’aumento del rapporto, per quanto attiene le polizze con garanzia del capitale, dello spread tra Btp e Bund che riduce il valore dei titoli di Stato italiani. I titoli di Stato rappresentano il principale asset delle «gestioni separate» nelle quali vengono travasati/investiti i premi dei sottoscrittori delle polizze. Per quanto attiene il Ramo III, polizze Unit Linked multiramo collegate a Fondi Interni, la nuova produzione vita ammonta a 2,1 miliardi il dato più basso da inizio anno, in calo per il terzo mese consecutivo (meno 25% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). Da gennaio la raccolta di nuova produzione è stata pari a 10,2 miliardi, il 14,1% in meno rispetto ai primi quattro mesi del 2021 quando si registrava un incremento del 56,6%.

In questo particolare segmento di mercato, probabilmente, l’Industria assicurativa dovrà dimostrare ai risparmiatori di sapere innovare elaborando prodotti in grado di soddisfare le necessità ed i bisogni dei potenziali sottoscrittori che mutano in funzione dei cambiamenti ai quali siamo costantemente sottoposti. La psicosi da tassi, l’inflazione, le borse in caduta, lo spread, la crisi alimentare e quant’altro non deve distoglierci dall’obiettivo prioritario che è rappresentato dai quei 1,861 miliardi, che se ben investiti potrebbero rappresentare una crescita produttiva straordinaria sia per i risparmiatori sia per ricomprarci una quota consistente del nostro debito pubblico.

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