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Per il Milan di Elliott e RedBird la partita del nuovo stadio è in salita

In Sport
6 Giugno 2022
Il sindaco Sala e i rapporti con l’Inter sono i maggiori ostacoli da superare

La partita della cessione del Milan

Da destra a sinistra per chi guarda, in bianco e nero. Un raro Sandro Mazzola senza baffi, seduto a braccia conserte, in principe di galles, camicia bianca e cravatta scura. Al suo fianco, Gianni Rivera con dei capelli che sembrano scolpiti per entrare a misura nel casco del parrucchiere e la sua consueta, eterna, eleganza. Alle spalle dell’Abatino, come lo chiamò per sempre Gianni Brera, campeggia un apparecchio tv di quelli che si accendevano dopo un paio di minuti, appoggiato su un oggetto che fu sacro all’Italia come il carrello per la televisione.

La foto di Mazzola e Rivera

Questa foto d’agenzia, esposta in una mostra al Museo di Roma in Trastevere (“Anni interessanti, 1960-1975”), aiuta a capire a che punto è la notte del calcio dopo lo scintillante passaggio del Milan al fondo RedBird di Gerry Cardinale per 1,2 miliardi. Un calcio con pochi muscoli e ancor meno soldi, quello degli anni Sessanta, con la televisione che acquistava un senso giusto per le partite della Nazionale. Dopo Sky e Silvio Berlusconi, ora neppure più i soldi della tv comandano, perché i denari veri sono quelli dei grandi fondi Usa o degli sceicchi. Un calcio che passa dai presidenti «ricchi scemi», come li chiamava l’allora capo del Coni, Giulio Onesti, ai presidenti «molto ricchi ma troppo furbi» degli ultimi quarant’anni, e che ora evolve (si spera) in patron immensamente ricchi e per nulla scemi. Businessman americani che fanno collezione di club a seconda che la loro città sia un brand mondiale, come Venezia, Bologna, Firenze, Roma e Milano.

Lo schema dei fondi d’investimento

Ormai c’è uno schema in gran parte ripetibile, quando un grande fondo Usa rileva una squadra di calcio. I Friedkin, i Saputo, i Commisso di turno, spesso totalmente digiuni di pallone, piombano su società piene di debiti e i tifosi si aspettano lo Zio d’America che ti compra Mbappè o Cristiano Ronaldo. Loro invece ripianano i debiti, riducono il nero e introducono una gestione sana. All’inizio sembrano avari, ma poi, appena capiscono dove sono e si fidano di allenatori e uomini mercato giusti, fanno come il Milan: vincono lo scudetto con i sobri Paolo Maldini e Stefano Pioli, con un uomo spogliatoio come Zlatan Ibrahimovich e lanciando giovani su giovani, come Sandro Tonali.

La rosa del Milan

Oggi, il Milan che passa di mano dal fondo Elliott a RedBird, ha una rosa valutata 480 milioni (fonte: Transfermarkt.it), con Rafa Leao che vale 50 milioni e Theo Hernandez 48. L’ala portoghese ha appena 22 anni e due anni fa era sui 20 milioni, mentre il terzino francese ha 24 anni e quando arrivò dal Real Sociedad, convinto personalmente da Maldini, sempre nel 2020, era valutato 15 milioni. La capacità di puntare sui giovani e farli crescere, il famoso modello Atalanta replicato in scala in una piazza da big, vale ora anche per presidenti che muovono decine di miliardi, e però non sprecano per principio. E sanno gestire con pazienza anche le delusioni, come quella proprio di Tonali, che stava per tornare al Brescia dopo un’annata sotto le aspettative, ma invece si è tagliato lo stipendio, è rimasto in rossonero è oggi ne è il portabandiera italiano (22 anni e 40 milioni), oltre che essere un’autentica speranza della nazionale.

Lo scudetto del Milan

Lo scudetto che torna in casa Milan dopo undici anni vale poco meno di 30 milioni di euro, forse non tantissimo viste le cifre del passaggio di proprietà. Dal punto di vista manageriale porta la firma del presidente Paolo Scaroni, ex capo dell’Eni e stimatissimo da Silvio Berlusconi, del ceo Ivan Gazidis (uomo di fiducia Elliott) e di Maldini, sulla cui carriera da calciatore non c’è nulla da aggiungere, ma che da dirigente ha saputo incarnare, tra lo scetticismo degli addetti ai lavori, la storia e l’anima del club. Sapendo anche alzare la voce quando l’austerity di Elliott rischiava di uccidere i sogni di grandezza (l’ultimo allarme lanciato sulle colonne della Gazzetta dello Sport, a una settimana dalla conquista dello scudetto, sembra rientrato). Paul Singer, proprietario del fondo Elliott (scatenato con il figlio Gordon sul pullman scoperto durante la festa che ha lasciato a bocca aperta anche lo stesso Cardinale), ai tempi di Matteo Renzi ha puntato parecchi miliardi in Telecom Italia anche per aiutare il governo italiano a marcare i francesi di Vivendi e non gli è certo andata bene come con il Diavolo.

Al contrario dell’Inter, che nella scorsa stagione ha vinto lo scudetto con il bilancio peggiore della serie A, (245 milioni di perdite), il Milan è in utile di 3 milioncini nella semestrale al 31 dicembre. Il bilancio 2020-2021 si era chiuso in rosso di 96 milioni e quello di quest’anno, al 30 giugno, è atteso ancora in perdita, perché il semestre ha beneficiato della vendita di Casa Milan per 18 milioni, ma comunque con un netto miglioramento.

La vendita del Milan a RedBird

Il passaggio di mano del Milan sembra molto squilibrato a favore del venditore. Non è tanto perché Elliott finanzierà RedBird fino a 600 milioni, pratica ormai in voga a certi livelli e quando c’è fiducia reciproca. O perché la cifra finale sembra stratosferica, o perché è decisamente amichevole fissare il vero passaggio delle quote tra ben quattro mesi. Elliott si è per esempio cautelata con una percentuale sulla vendita dei giocatori, in modo che non si replichi la storia di Federico Chiesa e Dusan Vlahovic, che hanno fruttato a Rocco Commisso 150 milioni. La stessa cifra che ha versato ai Della Valle per prendere la Fiorentina. Infine, quando sarà terminato il passaggio delle quote rossonere, Elliott rimarrà socia con una piccola quota.

Poi, è inutile negare che anche a Milano la questione stadio faccia gola. Se Gerry Cardinale sborsa 1,2 miliardi (lordi, diciamo) c’è di mezzo anche il capitolo del nuovo impianto e tre giorni fa avrebbe già visitato l’ex area Falck di Sesto San Giovanni. La partita è complicatissima, al di là di soldi e autorizzazioni, rapporti con l’Inter (che ha i conti in disordine), possibili piroette del sindaco ecologista Beppe Sala. In ogni caso, i più ottimisti parlano di posa della prima pietra non prima di un anno e mezzo.

Nel frattempo, si va avanti con San Siro. In questo stadio, la prossima stagione andrà in scena il sogno proibito di mezza Italia calcistica, ovvero il Milan di Maldini che ospiterà il Monza di Berlusconi, il presidentissimo rossonero che ha vinto tutto. Almeno due risultati su tre sarebbero spettacolari, e in parte commoventi, come quella foto di Rivera e Mazzola.