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Huawei torna nel mirino, accuse di spionaggio tramite le torri tlc

In Tech
25 Luglio 2022

Le accuse a Huawei

Il presidente cinese, Xi Jinping, ieri ha inviato un messaggio di auguri di «pronta guarigione» al presidente Usa, Joe Biden, che è risultato positivo al Covid. Il messaggio giunge a pochi giorni dal prossimo previsto colloquio tra i due capi di Stato, su cui Pechino rimane ancora silente.

Al netto degli auguri, la relazione tra Washington e Pechino resta complicata. Lo dimostra anche l’indagine che è stata avviata dall’amministrazione Biden su Huawei: il timore della Casa Bianca è che le torri tlc statunitensi dotate dei dispositivi cinesi possano acquisire informazioni sensibili da basi militari e silos missilistici che la società potrebbe quindi trasmettere alla Cina. Le autorità temono, in sostanza, che Huawei possa ottenere dati sensibili sulle esercitazioni militari e lo stato di prontezza delle basi e del personale tramite l’infrastruttura. L’indagine è riservata e coinvolge la sicurezza nazionale. È stata aperta dal Dipartimento del Commercio poco dopo che Biden è entrato in carica all’inizio dello scorso anno.

L’ipotesi delle restrizioni

Secondo quanto riporta un documento consultato dall’agenzia Reuters, Huawei era finita nello scontro commerciale e tecnologico tra Usa e Cina già durante l’amministrazione di Donald Trump. Tra accuse sulla sicurezza informatica e timori di spionaggio relativi al 5G, Huawei ha visto l’accesso negato ai chip statunitensi e ad altre componenti hi-tech, alla musica, alle mappe e altri servizi di Google per smartphone. La Casa Bianca ha poi inasprito le restrizioni nel 2020 impedendo ai produttori globali di utilizzare la tecnologia statunitense per realizzare prodotti progettati da Huawei.

Ora il Dipartimento potrebbe decidere di rafforzare le restrizioni esistenti imposte dalla Federal Communications Commission (Fcc), l’autorità Usa di regolamentazione delle telecomunicazioni. L’ambasciata cinese a Washington non ha risposto alle accuse. In una dichiarazione inviata per mail alla Reuters ha però affermato che «il governo degli Stati Uniti abusa del concetto di sicurezza nazionale e del potere statale per fare di tutto per sopprimere Huawei e altre società di telecomunicazioni cinesi senza fornire alcuna prova solida che costituiscano una minaccia alla sicurezza per gli Stati Uniti e altri Paesi».

Timori per le basi

Intanto Brendan Carr, uno dei cinque commissari della Fcc, ha affermato che i ripetitori dei cellulari intorno alla base dell’aeronautica militare di Malmstrom nel Montana, una delle tre che sovrintendono ai campi missilistici negli Stati Uniti, funzionano con la tecnologia Huawei. Il rischio è che i dati degli smartphone ottenuti da Huawei possano rivelare i movimenti delle truppe vicino ai siti. «C’è una preoccupazione molto reale che parte di quella tecnologia possa essere utilizzata come sistema di allerta precoce se si verificasse, Dio non voglia, un attacco missilistico Icbm», ha aggiunto.

Anche Crystal Rhoades, un commissario dell’autorità di regolamentazione delle tlc del Nebraska, ha segnalato ai media il rischio rappresentato dalla vicinanza delle torri cellulari di proprietà di Viaero ai silos di missili balistici intercontinentali (Icbm) nella parte occidentale dello stato. Gli Icbm trasportano testate nucleari verso obiettivi a migliaia di miglia di distanza e sono immagazzinati in silos sotterranei vicino a basi militari. Viaero fornisce servizi di telefonia mobile e wireless a banda larga a circa 110 mila clienti nella regione e in base a dati raccolti nel 2018, circa l’80% delle sue apparecchiature era prodotto dall’azienda cinese.

Tensioni su Taiwan

Ma non c’è solo la sfida tecnologica ad alimentare la tensione tra gli Usa e la Cina. Dopo il vertice in videoconferenza di quattro mesi fa, i capi dei due Paesi sono in disaccordo su molte questioni: la posizione nei confronti della Russia nel contesto della guerra in Ucraina, il commercio, il destino degli uiguri e Taiwan.

La presidente della Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, non ha confermato la sua visita a Taiwan nel mese di agosto, facendo riferimento a perplessità del dipartimento della Difesa, che avrebbe paventato «che il nostro volo possa essere abbattuto dalla Cina o qualcosa del genere». La Cina, da parte sua, si è detta pronta a «risolute contromisure» se Pelosi dovesse procedere alla visita, considerandola una «grave violazione» della sovranità nazionale.