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Il boom del turismo? Una balla. Intanto i sostegni non arrivano, ma le tasse sì

In Turismo
20 Luglio 2022

L’analisi delle imprese turistiche

E’ stata l’ultima disperata mossa di chi si sente abbandonato e deriso: l’assalto al Mef. Il 14 luglio le imprese turistiche del Mio – Movimento italiano ospitalità – che riunisce dai ristoranti ai balneari passando per gli alberghi e i tour operator e aderisce a Confindustria – hanno circondato il ministero dell’Economia in via XX Settembre a Roma. Ci sono state tensioni e molte polemiche. Situazioni limite che il Mio condanna, anche perché distolgono l’attenzione dai problemi della categoriache sono seri.

«Siamo arrabbiati perché – spiega Paolo Bianchini che del Mio è leader e ha guidato la protesta durante la pandemia – stanno raccontando agli italiani una valanga di bugie che sta seppellendo le nostre imprese». Sostiene Bianchini che le trionfali affermazioni sul boom turistico sono fake news. «E’ straordinario vedere i servizi dei telegiornali girati a mezzogiorno della domenica in spiaggia o all’ora dell’aperitivo in città. La verità è che questa stagione turistica è un flop, l’ennesimo. In questo periodo sta guadagnando solo lo Stato».

I numeri reali

Le cifre che fornisce Bianchini sembrano lontanissime dagli evviva che lo stesso Mario Draghi non più tardi di un paio di mesi fa faceva agli operatori: «Dobbiamo essere orgogliosi – sosteneva il premier – della storia e della bellezza del nostro Paese, che lo rendono uno dei più attrattivi al mondo, e saper valorizzare il turismo con atti concreti». Secondo il Mio le imprese sono sotto il 30% d’incassi rispetto al 2019 e ce ne sono 50 mila già fallite e altrettante che lo faranno a settembre. E’ un deserto economico provocato dall’inflazione, dalle tasse e dai turisti che non ci sono.
«Basta andare all’agenzia delle Entrate e stimare i fatturati – sostiene Bianchini – consiglierei di farlo al “cosiddetto” ministro del Turismo Massimiliano Garvagalia che vagheggia del camperismo e vuole assumere 350 mila stranieri per far fronte alla mancanza di personale, lui che gridava prima gli italiani. Se vogliono farci un favore ci tolgano le tasse dalle imprese e dal lavoro».

Costi insostenibili

Secondo le stime del Mio il costo orario di un lavoratore del turismo è insostenibile: per l’impresa è 18 euro 90 centesimi «ma se lo Stato se ne prende 11 è chiaro che chi lavora fa la fame e noi restiamo senza collaboratori». Il reddito di cittadinanza c’entra poco, è che ormai non conviene più lavorare. «Abbiamo deciso di manifestare sotto il Mef – spiega Bianchini – per denunciare che stanno svendendo le nostre imprese agli stranieri». «Lo fanno con un’applicazione cervellotica della direttiva Bolkestein visto che l’Italia è la sola che revoca le concessioni balneari, lo fanno facendo chiudere i ristoranti per fare posto alle catene» . «A Viterbo dove sto io in due giorni hanno aperto Roadhouse e Old Wild West e hanno chiuso 5 imprese – aggiunge con rabbia – Viterbo è una città media italiana e pensate cosa succede nelle città d’arte o nelle località turistiche. Lo fanno strozzandoci con il fisco. In Italia il 30% degli alberghi dopo la pandemia non ha più riaperto».

Ristorazione allo stremo

«La ristorazione è allo stremo: l’inflazione alimentare, i costi energetici non ci consentono di fare utili – dice ancora Bianchini – Però Draghi ha riattivato tutti pagamenti a nostro carico: la terza rata del saldo e stralcio che scade a fine luglio non siamo in grado di pagarla. Non sono ancora arrivati i sostegni Covid perché mancano i decreti attuativi, ma sono ripartiti gli sfratti perché non possiamo pagare. Ne fanno 200 al giorno nel nostro settore. E’ cosi che si favorisce la sostituzione delle imprese: ci sfrattano e entrano le catene».

La mazzata pos

La mazzata finale è stata l’obbligatorietà del Pos. «E’ un favore fatto solo alle banche; non serve a combattere l’evasione – spiega Bianchini – anche perché oggi non puoi fare il nero, devi per forza versare in banca altrimenti ti chiudono i conti. Però la banca mi chiede l’1,3% di commissioni e il mio margine netto non supera il 5%, significa che per incassare devo pagare il 20% del mio guadagno». Così al Mef chiedono lo stop alla terza rata del saldo e stralcio, l’abbattimento dell’Iva sui generi alimentari e del cuneo fiscale, l’addio al Pos e finanziamenti a fondo perduto sulle bollette. «Altrimenti si chiude»