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Le startup italiane non risentono della crisi, una su 3 ha raddoppiato il personale

In Startup
28 Giugno 2022
Sfiora l’80% la quota di startup e PMI innovative che ha assunto nuove risorse anche nel 2021 (+ 8,5% rispetto al 2020) e il 31% di queste ha più che raddoppiato la propria forza lavoro

Le startup sul mercato del lavoro

Nonostante il perdurare della pandemia e la generale crisi economica legata anche al conflitto in Ucraina, le startup e le aziende innovative italiane hanno visto anche nell’ultimo anno una forte crescita delle assunzioni. È quanto emerge dalla survey realizzata da Italian Tech Alliance – l’associazione che riunisce i principali attori dell’innovazione in Italia – in collaborazione con Egon Zehnder, società leader a livello internazionale nell’executive search e nel leadership advisory. La ricerca, giunta alla seconda edizione, analizza e approfondisce lo stato delle startup e delle PMI innovative italiane dal punto di vista dell’occupazione e delle opportunità professionali offerte.

La ricerca è stata presentata nel corso di un webinar a cui hanno partecipato Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance; Giuseppe Donvito, partner di P101 e board member di Italian tech Alliance; e Daniele Arduini, CEO di Kampaay. Alla ricerca hanno partecipato imprenditori e investitori associati a Italian Tech Alliance, che ad oggi conta circa 250 soci tra investitori e imprenditori, con l’obiettivo di delineare i principali trend sull’organizzazione, la governance e il talent management all’interno delle startup, oltre a raccontarne l’andamento in termini di nuove assunzioni e come le aziende innovative hanno reagito al biennio di pandemia e alla crisi economica a livello internazionale.

“Il primo dato interessante che emerge dalla ricerca è senza dubbio quello relativo alla crescita dai posti di lavori creati dalle startup, che hanno continuato ad assumere nella maggioranza dei casi nonostante il perdurare della pandemia e i venti di crisi economica – spiega Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance –. Nel complesso, i dati che emergono confermano come le startup continuino a creare non solo occupazione ma anche posti di lavoro di qualità. C’è ancora molto da fare per quanto riguarda le quote rosa nei management team, anche se riconosciamo che rispetto allo scorso anno il trend è in miglioramento. Da sottolineare anche l’età media dei dipendenti delle startup, che si assesta a 36 anni, con più della metà che è under 35, un dato in controtendenza con molti degli indicatori del settore e che rafforza la nostra convinzione sulla necessità di sostenere le aziende innovative, perché si confermano come un motore fondamentale per guidare la ripresa e la crescita del Paese e della sua economia”.

La ricerca sulle startup

Il primo dato su cui si focalizza la ricerca è la crescita delle assunzioni nel corso del 2021: lo scorso anno, infatti, il 78,5 % delle aziende intervistate ha assunto nuove risorse, con una crescita dell’8,5% rispetto al 2020, quando la quota di aziende che aveva assunto nuove risorse aveva raggiunto il 70%. Un dato che conferma sostanzialmente le aspettative che le imprese avevano nel 2020, quando stimavano una crescita intorno all’80% per l’anno successivo. Altro dato interessante è che circa un terzo (31%) delle aziende che ha effettuato nuove assunzioni, ha registrato una crescita dell’organico pari o superiore al 50%. Un dato incoraggiante, considerando l’attuale scenario economico in cui al perdurare della pandemia si sono aggiunte le conseguenze del conflitto in Ucraina. Ingegneri, ricercatori e sales sono le figure professionali più ricercate. L’età media del personale delle startup è di 36 anni, con il 52% delle risorse che ha meno di 35 anni. Un dato sostanzialmente in linea con la rilevazione riferita al 2020.

“Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una accelerazione della domanda di talento in posizioni manageriali chiave di startup/scale up a matrice italiana, commentano Fabrizio D’Eredità e Andrea Splendiani, consulenti di Egon Zehnder. Spesso i founder – il più delle volte a capo dell’azienda – sono alla ricerca di figure senior, sia in area tecnica che commerciale, al fine di effettuare un salto dimensionale soprattutto su scala internazionale. Da un lato i founding member sono sempre più aperti a fare un passo “laterale” per accogliere nuova managerialità ed esperienza oggi non presente in azienda, dall’altro manager qualificati, in alcuni casi residenti all’estero e aperti a un eventuale rientro in Italia, sono più pronti a confrontarsi con realtà meno strutturate dove possano esprimere maggiormente la loro imprenditorialità. Siamo dunque in presenza di chiari segnali di un possibile cambio di passo in termini di qualificazione e sviluppo di imprese innovative e del loro ecosistema”.

Le imprese femminili

Per quanto riguarda i talenti femminili all’interno delle aziende coinvolte nell’analisi, i dati risultano sostanzialmente in linea con quelli sull’occupazione femminile in posizioni apicali in Italia: il 65% delle startup ha infatti almeno una donna all’interno del management team, che rappresenta in media il 23,5% del totale. In altre parole, circa un quarto dei membri dei management team è donna; un dato certamente migliorabile ma comunque in crescita rispetto al 2020, quando il rapporto tra donne e uomini riferito sempre ai management team era di uno a cinque.

Altri dati interessanti sono quelli relativi alla presenza di risorse provenienti dall’estero all’interno dei management team delle aziende dell’ecosistema dell’innovazione – il 40% è di provenienza internazionale, mentre in media la quota di membri internazionali all’interno del management team è pari al 35% – e alla distribuzione delle risorse nel territorio italiano, con il Nord Italia che continua a rimanere la principale area di impiego delle risorse (71%), seguita dall’Italia Centrale (20%) e dal Sud Italia (9%).

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