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Gazprom taglia a sorpresa le forniture di gas anche per l’Italia. La Ue chiede aiuto a Israele

In Cronaca, Primo piano
15 Giugno 2022

Gazprom taglia le forniture del gas

“Gazprom ha comunicato una limitata riduzione delle forniture di gas per la giornata di oggi, pari a circa il 15%. Le ragioni della diminuzione non sono state al momento notificate”. Inizia così, con una scarna comunicazione da parte dell’Eni, l’ennesima giornata di passione delle forniture del gas. Dopo il taglio delle forniture alla Germania la stessa sorte tocca, quindi, all’Italia. L’annuncio del colosso russo dell’energia di ridurre di oltre il 40% la sua capacità di consegna giornaliera di gas attraverso il gasdotto North Stream ha colto l’Europa alla sprovvista. La prima conseguenza è stata l’immediato rialzo dei prezzi nel Vecchio Continente, con le quotazioni che sono salite a 97 euro a Mwh (+16,3%) ad Amsterdam mentre a Londra hanno raggiunto quota 170 sterline al Mmbtu (+10,6%).

Problemi tecnici?

Gazprom ha spiegato che il taglio alle forniture di gas è dettato da motivi tecnici perché il gruppo tedesco Siemens non avrebbe ancora «consegnato le attrezzature necessarie per le riparazioni». Le consegne di gas tramite North Stream «possono essere garantite solo fino a un volume di 100 milioni di metri cubi di gas al giorno, invece dei previsti 167 milioni» – ha dichiarato in una nota Gazprom -. Attualmente solo tre unità di pompaggio del gas possono essere utilizzate presso la stazione di compressione di Portovaya». D’altronde Siemens ha praticamente chiuso ogni sua attività in Russia, mentre un’altra turbina mandata dai russi in riparazione in Canada non può essere rispedita a causa delle sanzioni contro Mosca. Ma dietro al problema tecnico, secondo diversi analisti, c’è un chiaro un messaggio all’Occidente, proprio nei giorni in cui i leader europei stanno preparando la loro visita a Kiev per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il francese Macron, il tedesco Scholz e il nostro Mario Draghi dovrebbero infatti vedere il leader ucraino prima del

Le sanzioni per l’energia

Le sanzioni si fanno sentire ma si tanno anche ritorcendo contro a chi le ha adottate, in primo luogo quei Paesi, come Italia e Germania, costrette a dipendere da Mosca per l’energia. Ed è proprio la totale dipendenza dall’energia russa che sta facendo volare in mezzo mondo i nostri rappresentanti di governo per cercare fonti di approvvigionamento alternative. Ieri è stata la volta di Mario Draghi a sbarcare in Medio Oriente, in Israele precisamente. Il presidente del consiglio italiano è volato a Gerusalemme assieme al presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per incontrare il premier israeliano Naftali Bennet. Al primo punto dell’agenda c’era la guerra ucraina e lamediazione israeliana, un ruolo di terzietà che l’Europa riconosce pienamente.

Ma il vero motivo della missione a Gerusalemme è stato proprio la fornitura di gas. Israele da alcuni anni è diventato un grande esportatore, dopo la scoperta di due enormi giacimenti off shore nel Mediterraneo, al largo delle coste dello stato ebraico. E sono proprio queste golose risorse che, in questo momento di crisi per la tossicodipendenza energetica da Mosca, spingono l’Europa a impegnarsi con Gerusalemme. Ma c’è un piccolo problema. Come portare da Israele al Vecchio Continente 1.000 miliardi di metri cubi di gas? Ci sono due progetti di gasdotto, costosi ma allo stesso tempo condizionati dalla geopolitica: Washington non vuole che la Turchia ne sia esclusa. Draghi e von der Leyen per il momento incassano soddisfatti la promessa che Israele aiuterà l’Italia e l’Europa con il gas.

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Riccardo Pelliccetti, triestino, è stato caporedattore e inviato speciale per 20 anni de Il Giornale, dopo aver lavorato per diversi quotidiani, periodici e riviste web, occupandosi di politica estera e difesa. Ma è tornato alla sua passione: l’economia. Ha pubblicato i libri “La via dell’esodo” (1997), “I nostri marò” (2013) e “Le verità negate” (2020).