Fs pronta a vendere i suoi ex scali ferroviari: valgono 2 miliardi
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Da Roma a Milano, Fs pronta a vendere i suoi ex scali ferroviari

I piani di riconversione che Fs Sistemi Urbani, la società di Fs impegnata nella gestione degli ex scali ferroviari, sta portando avanti. Da Roma a Milano, Fs pronta a vendere i suoi ex scali ferroviari
Emanuele Bonora
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Emanuele Bonora

Giornalista de La Verità, esperto di nuovi media. Responsabile dell'edizione online del quotidiano e delle strategie digitali.

La riqualificazione degli scali ferroviario in Italia

Là dove oggi ci sono binari e vecchi magazzini per le merci, nasceranno parchi, case e servizi per la città. In tutto 8 milioni di metri quadri in Italia pronti da riqualificare. Da Torino a Napoli, da Roma a Verona. Il progetto avviato nell’ex scalo ferroviario Farini di Milano, rappresenta solo uno dei tanti piani di riconversione che Fs Sistemi Urbani, la società di Fs Italiane impegnata nella gestione di queste aree, sta portando avanti. Una rigenerazione urbana, che vale a bilancio, insieme alle altre aree ritenute non più funzionali, almeno 2 miliardi. E che ha come obiettivo principale quello di sanare una ferita aperta fatta di decine di binari non più utilizzati. Di ricucire parti di quartieri divisi da muraglioni e edifici dimessi. O ripensare delle aree intere delle città.

Gli scali da riconvertire

Come a Torino, dove Fs ha da ripensare a 7 ex scali. O a Verona Porta Nuova, dove è al lavoro con l’amministrazione comunale per trasformare l’area in un grande parco urbano. E ancora a Bologna, dove sono stati messi a disposizione della città 45 ettari. O Firenze, dove la vendita delle ex Officine grandi riparazioni permetterà di ricomporre un tassello del centro.

Le sfide di Roma e Napoli

Roma rappresenta, come Milano, la scommessa più grande di questo piano. Vuoi per l’appetibilità della piazza in termini commerciali, vuoi perché ci sono da riconvertire circa un milione di metri quadri nei pressi della stazione Tiburtina. Sempre nella capitale poi un concorso internazionale ridisegnerà anche la zona della piazza dei Cinquecento. I lavori partiranno a breve per essere pronti per il Giubileo del 2025.

Grazie alla variante urbanistica sarà possibile, inoltre, intervenire anche sull’ex scalo di Napoli Corso Lucci, che diventerà un hub della mobilità, con la A3, l’autostrada Napoli Salerno, che arriverà nel piano interrato decongestionando l’attuale traffico, mentre un parcheggio scambiatore sarà al servizio delle auto e dei mezzi pubblici.

Il progetto di Fs

Grandi cantieri dentro le città nel segno della sostenibilità, della riqualificazione urbana e dell’intermodalità. Un’opportunità di investimento per gli operatori del real estate, ma non per tutti. Perché per poter concorrere a queste aree servono almeno tre caratteristiche. “Occorre qualità e capacità tecnica – spiega Umberto Lebruto, amministratore delegato di FS Sistemi Urbani -. Occorre, infatti, che l’operatore sia in grado di sviluppare, progettare e far sì che gli investimenti siano remunerativi. Deve avere la qualità prevista per legge della reputazione e dell’onorabilità. Deve avere una capacità economica per poter investire”. In alcuni casi, qualche miliardo di euro.

Gli operatori interessati alle aree

Ecco perché per Fs quello degli ex scali può diventare un business da sviluppare a quattro mani.  “Da  un punto di vista egoistico il business chiavi in mano può convenire – aggiunge Lebruto -, nel senso che chi viene diventa proprietario dell’area e dal primo giorno si assume la responsabilità di tutto. Da un punto di vista pragmatico e realistico non è pensabile però che un’operazione così complessa venga fatta senza l’aiuto e la collaborazione del mondo ferroviario. Perché i vincoli che ci sono, sono dei vincoli importanti, che noi porteremo avanti a prescindere, ma per i quali c’è comunque bisogno della competenza ferroviaria per poterli gestire”.

Parchi, servizi di pubblica utilità ed una parte immobiliare, che rappresenta poi la vera attrattiva per chi investe. Ma con una garanzia: la scelta della riconversione dell’area passa da Fs e amministrazioni comunali, che cercheranno sempre di mantenere il giusto equilibrio tra la remunerazione per l’operatore e gli spazi per la cittadinanza, “perché se l’investitore non remunera il proprio investimento non impiegherà i propri soldi”, sintetizza Lebruto.

Una remunerazione ci sarà anche per le casse di Ferrovie. In base al piano industriale, le aree da dismettere genereranno 2 miliardi di valore per i bilanci. Una cifra, al momento, simbolica, da convalidare caso per caso e anche in base al tipo di sviluppo che potrebbe avere l’ex scalo. Ma intanto il treno della riqualificazione urbana è partito, come Milano insegna.

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