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Guerra, tassi e petrolio: «Perchè il mercato azionario cinese è sottovalutato»

In Investimenti
5 Ottobre 2022

Gli investimenti nel mercato azionario cinese

“La Cina ha grossi problemi interni come i continui lockdown, la carenza energetica a causa dei cambiamenti climatici e il peggioramento della crisi immobiliare. Tuttavia, in questo paese le valutazioni azionarie sono a livelli che scontano una situazione molto negativa. Una visibilità geopolitica più costruttiva darebbe spazio a una rivalutazione del mercato azionario”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity. La guerra in Ucraina, la crisi energetica, l’interruzione delle catene di produzione internazionali sono un cocktail inflazionistico molto pericoloso. La Federal Reserve e anche la Bce hanno confermato di essere disposte a penalizzare la crescita per fare rientrare l’inflazione. I mercati emergenti in questo scenario sono storicamente stati sempre penalizzati, ma i politici e le banche centrali dei paesi emergenti sono attualmente più preparati.

L’aumento dei rendimenti americani

Prima di tutto, un aumento dei rendimenti americani crea un deflusso di “hot money” fuori dagli asset class più rischiosi che mette sotto pressione i mercati azionari, obbligazionari e valutari del segmento emergente. Inoltre, nella valutazione è anche importante quanto il paese emergente è intrecciato con la catena globale di produzione. Un aumento dei tassi d’interessi nel mondo sviluppato raffredda gli investimenti e il consumo, con impatti negativi anche per i paesi di produzione. Un altro punto è l’indebitamento estero del paese e delle società quotate. L’aumento dei tassi rincara il servizio e il rimborso dei debiti emessi in moneta estera. Attualmente ci troviamo di fronte anche a una quarta situazione difficile da valutare, cioè la sensibilità dell’economia verso il rialzo inflazionistico causata della guerra in Ucraina con i forti aumenti dei costi dell’energia e del settore alimentare.

“Se prendiamo in considerazione i punti sopra menzionati, restano diversi paesi emergenti interessanti”, sottolinea Zimmermann. I paesi del Medio Oriente traggono vantaggio del rialzo del petrolio e gas naturale. I paesi Sud Est Asiatici come Thailandia, Indonesia, Vietnam e Filippine hanno un indebitamento statale stabile e sono anche produttori di energia e agricoltura. L’India ha un’economia relativamente chiusa e risente meno di un possibile rallentamento globale. Anche diversi paesi africani si trovano in questo contesto di economie relativamente chiuse.

In America Latina, alcuni paesi traggono vantaggio dall’esportazione di petrolio e altre commodities. Paesi come Cile e Brasile sono favoriti, mentre il Messico risente della sua integrazione nella catena di produzione globale. “Un miglioramento della situazione geopolitica globale e segnali da parte della Federal Reserve sul fatto che il ciclo monetario restrittivo abbia avuto gli effetti desiderati comporterebbe una rotazione verso paesi sottovalutati come la Cina, la Corea del sud, Taiwan e i paesi del Europa dell`Est e un ritorno verso i settori ciclici più venduti”, conclude Zimmermann.

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