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L’ultima truffa sui cellulari, 5 euro a settimana per un servizio mai richiesto

In Digitale, In evidenza
6 Luglio 2022

La truffa sui cellulari

Cinque euro a settimana per un servizio mai richiesto. L’ennesima truffa sui cellulari. Un accordo per attivare, all’insaputa dei clienti, servizi telefonici a pagamento sui contratti dei telefonini, che hanno generato profitti illeciti per almeno 99 milioni di euro. Un mercato di fatto inesistente, tenuto in piedi da una serie di accordi il cui esito finale è stato di frodare i clienti di WindTre (non indagata) con la partecipazione di alcuni manager del gruppo telefonico, di una serie di società fornitrici di questi servizi, di dipendenti del colosso della consulenza Accenture (non indagata).

Lo schema svelato dalla procura di Milano, con la collaborazione della Polizia Postale, del Nucleo speciale tutela privacy e frodi telematiche della Gdf, del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano e della Squadra reati informatici della Procura al termine di una complessa indagine ha permesso di ricostruire le modalità di una vera propria frode ai danni degli utenti, con 33 avvisi di fine indagini notificati ieri ad altrettanti manager di società di telefonia e servizi telefonici. Tra questi, tre manager di Wind: Alessandro Lavezzari, responsabile della funzione Content & service partnership del gruppo telefonico, Luigi Saccà, (figlio dell’ex dg Rai, Agostino) referente per la stessa funzione del settore Vas (Value added service, servizi a valore aggiunto) e Fabio De Grenet, referente della funzione Advertising-Sales dello stesso gruppo telefonico.

Dopo la denuncia di Digitapp

L’operazione è partita dopo la denuncia di un fornitore di servizi, Digitapp, che aveva notato un numero di attivazioni sensibilmente più basso rispetto ai concorrenti. Il numero era frutto di un tetto autamatico, inserito nel sistema informatico di Wind, che di fatto bloccava la richiesta dei servizi Digitapp al raggiungimento di una determinata soglia giornaliera. Nel corso di una riunione presso la sede di Wind, De Grenet, Saccà e Lavezzari proponevano quindi ai rappresentanti di Digitapp di utilizzare alcune agenzie partner della stessa Wind per pubblicizzare i servizi a valore aggiunto, dale quali poi la stessa Wind incamerava il 5% del venduto. Tra gli esempi, gli atti dell’inchiesta citano il caso del fornitore Holamob, che raggiungeva i 10 mila iscritti al giorno contro i 500 di Digitapp. Tra gli indagati, manager e dipendenti della Pure Bros Mobile, la società che si occupava di alterare il funzionamento del sistema informatico di Wind per l’attivazione dei servizi a valore aggiunto, intervenendo abusivamente anche sui dati dei clienti che vedevano attribuire un costo di 5 euro a settimana per un servizio mai richiesto.

La spartizione del fatturato

Il fatturato così generato veniva trattenuto per il 50% dall’operatore (Wind), il 45% al fornitore del servizio e il 5% alla stessa Pure Bros. Nel caso degli utenti H3G, un 1,5% veniva trattenuto da Accenture. Tra il 2017 e il 2020, il periodo coperto dall’indagine, per due soli fornitori di servizi (Brightmobi e Yoom) sono state accertate almeno 5,066 milioni di attivazioni intebite di servizi. Secondo la procura, gli indagati erano tutti «pienamente consapevoli che l’intero mercato di riferimento fosse quasi del tutto alimentato da attivazioni “non compliant”» (di fatto illecite, ndr). Circa 40 mila attivazioni al giorno, secondo il procuratore capo di Milano, Marcello Viola. Molte delle attivazioni indebite avrebbero riguardato le cosiddette utenze «machine to machine», utilizzate «dai consumatori, ad esempio, per la gestione di ascensori e caldaie». Quando nell’estate 2020 si seppe dell’indagine, le attivazioni poi si azzerarono. Gli atti dell’inchiesta sono stati anche trasmessi tempo fa all’Agcom, che è intervenuta con una delibera il 14 gennaio 2021 «regolando in modo efficace» il mercato dei servizi Vas. E così, spiega il procuratore, «il fenomeno accertato dall’indagine è attualmente scomparso».