434 visite 6 minuti 0 commenti

Mosca va verso uno strano default: i soldi ce li ha, ma gli Usa non li accettano più

In Economia, Primo piano
26 Maggio 2022
Chi detiene bond del Cremlino non potrà ricevere dollari. Il ministro di Putin: useremo rubli

Verso il default della Russia

Nel giorno in cui la Bce lancia l’allarme per la stabilità finanziaria europea a causa degli effetti dell’invasione dell’Ucraina, aumentano le probabilità di default tecnico della Russia. «Gli sviluppi sono quotidiani e non voglio anticipare i tempi, ma se si guarda ai prezzi di mercato, questi scontano un’alta probabilità di default», ha detto la numero due del Fmi Gita Gopinath al Forum economico mondiale di Davos, spiegando che l’esposizione diretta del mondo verso la Russia «è gestibile» e citando Italia e Austria come i Paesi più esposti. Tuttavia, ha aggiunto, «non conosciamo l’esposizione indiretta e nel caso di un’ulteriore escalation, come un default se e quando accadrà, potremmo vedere tensioni sui mercati».

Di certo, gli Stati Uniti hanno deciso di porre fine da ieri, quindi senza rinnovarla, a una licenza che in questi due mesi aveva autorizzato gli investitori americani, malgrado le sanzioni, a ricevere da Mosca attraverso banche americane e internazionali pagamenti degli interessi, dividendi o cedole su bond detenuti dalla Banca centrale russa, dal Fondo sovrano per gli investimenti o dal ministero delle Finanze.

Il pagamento in rubli

L’esenzione, in scadenza appunto ieri, autorizza «le persone statunitensi a ricevere pagamenti di interessi, dividendi o scadenze su debiti o azioni della Banca centrale russa, del National Wealth Fund russo e del Ministero delle Finanze russo entro il 25 maggio 2022», come spiegato sul sito del dipartimento del Tesoro. In risposta, il ministero delle Finanze di Mosca ha fatto sapere che la Russia intende continuare a pagare il suo debito estero in rubli. «Poiché il rifiuto di estendere questa licenza rende impossibile continuare a onorare il debito estero in dollari, i rimborsi saranno effettuati in valuta russa con la possibilità di convertirli successivamente nella valuta originale tramite il National Settlement Depository che fungerà da agente-pagatore», ha affermato il ministro delle finanze Anton Siluanov.

«La situazione attuale non ha nulla in comune con il 1998, quando la Russia non aveva fondi sufficienti per pagare i suoi debiti», ha poi sottolineato Siluanov, riferendosi a quando Mosca è andata in default su circa 40 miliardi di dollari di obbligazioni in rubli. Proprio in quell’occasione iniziò la destabilizzazione di Boris Eltsin che poi favorì politicamente Vladimir Putin. «In primo luogo, ci sono tutti i fondi necessari per i pagamenti. In secondo luogo, i pagamenti saranno effettuati in rubli – ha affermato anche il presidente della Duma di Stato, Vyacheslav Volodin – Questa è una scelta calcolata degli Stati Uniti, che a loro volta hanno vietato i pagamenti in dollari. Il rublo si è notevolmente rafforzato ad oggi, e in questo senso l’ambiente di mercato è positivo per noi».

I pagamenti del debito russo

I prossimi pagamenti del debito di Mosca scadranno il 27 maggio, su obbligazioni estere con scadenza nel 2026 e nel 2036. Le prime sono denominate in dollari, ma consentono il pagamento in euro, franchi svizzeri o sterline, nonché il pagamento di interessi in dollari su conti in Svizzera, il Regno Unito o Ue. Quelle riferite al 2036 sono denominate in euro e hanno una clausola aggiuntiva che consente il pagamento in rubli. Dato che la decisione degli Stati Uniti era prevista, la Russia aveva iniziato a trasferire i soldi la scorsa settimana per anticipare le nuove restrizioni. Secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, il Paese ritiene di aver onorato i propri debiti in quanto i fondi hanno raggiunto l’agente pagatore. Secondo le stime più recenti il debito pubblico estero complessivo della Russia ammonta a circa 75 miliardi di dollari, mentre le vendite annuali di energia valgono circa 200 miliardi di dollari.

Oggi la Banca centrale russa terrà una riunione straordinaria per valutare il livello dei tassi. Gli economisti ritengono possibile una riduzione fino al 10,5% nel corso dell’anno, soprattutto se il rublo – al top degli ultimi quattro anni nei confronti del dollaro e al massimo degli ultimi sette anni rispetto all’euro – dovesse consolidarsi, cosa che contribuirebbe a limitare i rischi legati all’inflazione. Ad aprile – ha scritto lunedì la Banca di Russia – l’aumento dei prezzi è stato del 17,8 per cento. Putin ha comunque deciso di allentare i controlli sui capitali che aveva istituito all’indomani delle sanzioni perché il rublo si è rafforzato. I vincoli sulla valuta imponevano agli esportatori russi di convertire l’80% delle loro entrate in valuta estera in rubli, ora la soglia è stata ridotta al 50 per cento.

Nel frattempo, le aperture dei principali giornali russi ieri erano tutte dedicate ai problemi economico-commerciali provocati dalle sanzioni. Con un focus anche sulla risposta al piano di soluzione del conflitto russo-ucraino proposto dall’Italia. Martedì il vicecapo del Consiglio di sicurezza, Dmitri Medvedev, lo aveva definito «un delirio evidente», «un progetto irrealizzabile da pochi soldi» e «una villania non camuffata nei confronti della Russia».