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EconomiaIn evidenza Lun 23 gennaio 2023

Huawei resta il primo fornitore di apparati di rete. Siamo a rischio spionaggio?

Nonostante il bando che l'ha colpito, il colosso delle tlc del governo cinese ha una quota che equivale a circa il 25% del mercato globale

Il bando imposto a Huawei

Il bando imposto a Huawei nella vendita degli apparati di rete, un comparto fondamentale per la crescita del settore delle tlc a livello globale stimato intorno ai 100 miliardi di dollari di valore, doveva essere la riscossa dei produttori europei (Nokia e Ericsson) e statunitensi (Junipers Network, Cisco e Ciena) che erano stati battuti sul campo dai cinesi capaci di fornire apparecchi performanti a prezzi molto inferiori. E quindi le grandi società di tlc infrastrutturate che,  a partire dal 2005 hanno visto i loro utili contrarsi per effetto di una sempre maggiore concorrenza, non avevano esitato a scegliere per gli investimenti sulle loro reti di tlc fisse e mobili Huawei e Zte.

Produttori cinesi di apparati di rete di rete, ossia  accesso broadband,  mobile core network, radio access network router e switch. Un mercato che nel 2021 era cresciuto del 7% sull’onda delle maggiori richieste di connessione a banda ultralarga fissa e mobile a seguito della pandemia ma che nel 2022 ha limitato la crescita al 4%.  Nonostante tutto però Huawei resta il primo fornitore globale di apparati di rete, con una quota di circa il 25% del mercato globale, Ericsson e Nokia seguono con il 15% a testa. I primi sette player detengono comunque circa l’80%  del mercato. Tra questi figurano ZteCiscoCiena, Juniper e Samsung.   Escludendo il mercato cinese Huawei ha perso quote di mercato. Ora  Ericsson e Nokia sono viste sostanzialmente in parità con un 20% di mercato ciascuna mentre i cinesi seguono col 18%. Comunque,  nonostante i dictat Usa contro l’uso degli apparati di rete del produttore cinese, prima dell’amministrazione Trump poi di quella attuale di Joe Biden, Huawei  continua a restare alla testa della classificata.

Il lancio del 5G

Il vero motivo dell’offensiva diplomatica è da ricondursi al lancio del 5G.  Quest’ultima è infatti  una tecnologia per le reti mobili che consentirà, al momento della piena implementazione, una  nuova rivoluzione digitale  con lo scambio di dati tra macchine intelligenti, ossia dotate di Ai, Artificial intelligence, in grado regolare in maniera automa diverse funzioni soprattutto a livello industriale ma anche nella logistica e trasporti. E, in un futuro che appare piuttosto lontano, anche nella guida autonoma dei veicoli. Di qui il problema: se la rete è realizzata con apparati Huawei, che è una società controllata dal governo cinese, quest’ultimo potrebbe effettuare attività di spionaggio tramite essa e, nel peggiore dei casi, anche fermare i processi produttivi.  Per questo è partita l’offensiva, lanciata dal governo Usa, contro la società cinese per fermare l’adozione dei suoi prodotti per il 5G. Un allarme arrivato  troppo tardi dato che Huawei  per oltre 15 anni ha fornito gli apparati di rete alle telco, soprattutto in Europa, a prezzi competitivi anche sovvenzionando direttamente la realizzazione delle nuove reti di tlc. Un fatto questo che ha creato ovviamente problemi a società come Nokia e Ericsson che hanno perso, negli anni, clienti e quote di mercato. Mentre Huawei poteva investire a piene mani in ricerca e sviluppo sul 5G.

Il portafoglio prodotti

Tecnologia per la quale la società dispone del miglior portafoglio prodotti, tanto che Deutsche Telekom, quando venne prospettato il bando della società da questo mercato, aveva chiaramente detto che la misura avrebbe comportato un ritardo nella realizzazione della rete 5G.  Anni di lavoro e di installazione di prodotti a marchio Huawei non possono dunque essere cancellati facilmente se non a prezzo di investimenti enormi per le telco.  E dunque, secondo una recente ricerca, otto paesi europei continuano ad affidare più di metà delle proprie infrastrutture 5G a Huawei.

Lo studio, condotto dalla società di consulenza per le telecomunicazioni Strand Consult con sede a Copenaghen offre una sintesi di come sul fronte del 5G, Huawei e Zte, abbiano una base di installato notevole. Secondo la ricerca infatti a Cipro il 5G è realizzato al 100% con tecnologia cinese. L’Olanda ha il 72%, l’Austria il 61%,  la Germania  il 59%, l’Italia il 51%, la Svizzera il 43%, l’Irlanda il 42%, la Gran Bretagna il 41% la Spagna il 38%. Lo studio di Strand stima che solo nove paesi dell’Ue,  tra cui  Norvegia e Isole Faroe, non dispongono di apparecchiature cinesi nelle nuove reti 5G. Mentre  Francia (17%) e il Belgio (30%) hanno una presenza molto inferiore di apparati cinesi nel 5G rispetto alle loro reti 4G e 3G.  Quanto alle nuove istallazioni di apparati di rete per  il 5G le cifre, nella media europea, sarebbero un po’ cambiate: Huawei è scesa al 22% contro  contro il 42% della svedese Ericsson  e il 32% dei finlandesi di Nokia.

 

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