Vertice Ue, pressing dell'eurogruppo sull'Italia per la ratifica del Mes - V&A
Menu

QUOTIDIANO INDIPENDENTE - Fondato e diretto da MAURIZIO BELPIETRO

Home/ Primo piano/Europa
EuropaPrimo piano Ven 27 ottobre 2023

Vertice Ue, pressing dell'eurogruppo sull'Italia per la ratifica del Mes

La ratifica del trattato approda all'eurosummit: lettera di Donohoe a Charles Michel: importante finalizzare la riforma Vertice Ue, pressing dell'eurogruppo sull'Italia per la ratifica del Mes
Redazione Verità&Affari
di 
Redazione Verità&Affari

Il tema della mancata ratifica del trattato sul Meccanismo europeo di stabilità da parte dell’Italia potrebbe approdare oggi nella sala del vertice dei leader dell’eurozona. A sollevarlo, sulla linea di quanto scritto nella lettera inviata al presidente Charles Michel, sarà il presidente dell’eurogruppo Paschal Donohoe. “Non dovremmo perdere di vista l’importanza di finalizzare la riforma del Mes e i benefici che ciò apporterebbe alla nostra architettura istituzionale. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto aggiornamenti regolari sull’iter parlamentare in corso per la ratifica del Trattato del Mes in Italia, e attendiamo con impazienza la sua conclusione il più presto possibile possibile” ha sottolineato Donohoe, nella lettera inviata giorni fa al presidente del Consiglio europeo in vista della riunione del vertice dei leader dei paesi dell’eurozona (eurosummit) che si terrà oggi a Bruxelles.

Il presidente dell’eurogruppo: “Riflettere sul Mes”

“La ratifica del Trattato del Mes – ha proseguito Donohoe – istituirà un sostegno pubblico comune al Fondo di risoluzione unico per le crisi bancarie, che è un nostro accordo di lunga data ed è nel nostro interesse, per tutti, sia per l’insieme dell’Eurozona che per i singoli Stati membri, compresa l’Italia. La ratifica di questo trattato rappresenta un ulteriore passo avanti verso un’Unione bancaria più resiliente e un’Unione economica e monetaria più completa e più approfondita. Dopo la ratifica del Trattato – conclude il presidente dell’Eurogruppo –, potremo anche riflettere collettivamente sul ruolo e sugli strumenti futuri del Mes”, come chiede soprattutto l’Italia, molto critica sul modo in cui è stato usato il Fondo salva-Stati per attuare le controverse politiche d’austerità, durante la crisi dell’Eurozona.

Opposizione divisa

Sul Mes il governo, per ora, prende tempo e prepara una exit strategy. La strada più probabile è quella di una ratifica del Mes con la formale precisione che l’Italia non lo attiverà mai. Il tema è divisivo anche tra i banchi dell’opposizione: Pd, centristi e +Europa spingono da sempre per la ratifica. Il M5S, tradizionalmente, è sempre stato anti-Mes anche se Giuseppe Conte, sul tema, sta mostrando una certa prudenza.

L’Italia è l’unico Paese dell’area euro a non aver ancora dato il via libera al nuovo Mes. Dopo la sospensiva, voluta dalla maggioranza, che è stata votata lo scorso luglio dal 20 al 24 novembre alla Camera si discuteranno le proposte di legge sulla ratifica del Mes. Il disegno di legge riprenderà così il suo iter parlamentare.

I nodi della ratifica

Ad alimentare il malumore che serpeggia in Europa per la mancata ratifica del Mes da parte dell’Italia c’è l’avvicinarsi della scadenza di fine anno, quando scadono anche gli accordi bilaterali sui fondi messi a disposizione dagli Stati per far da ponte all’arrivo del Mes a supporto del Fondo unico di risoluzione. Il fondo ‘salva banche’ dopo il periodo di costituzione di otto anni a fine 2023 avrà una dotazione di quasi 80 miliardi di euro versati dalle banche stesse. A questi il Mes potrebbe affiancare un’ulteriore linea di credito di emergenza per altri 68 miliardi. Il timore è che ora per eventi simili a quelli avvenuti a metà marzo al Credit Suisse potrebbero non bastare gli 80 miliardi del Fondo unico di risoluzione e senza il backstop del Mes dovrebbero intervenire le finanze pubbliche dei Paesi potenzialmente coinvolti dal contagio. Così in ambienti europei il malumore è duplice: riguarda da un lato l’idea che la mancata ratifica dell’Italia impedisca agli altri Paesi di utilizzare lo strumento, e dall’altro quello di un potenziale impatto sui mercati finanziari di questa zona di incertezza.

C’è poi il tema più strettamente politico: quello del rispetto dell’impegno alla ratifica dopo la firma del trattato. Il punto, secondo alcune fonti europee, pone un interrogativo sulla posizione stessa dell’Italia rispetto alla Ue, a tal punto che alcuni dei soggetti in causa sembrano non voler neppure prendere in considerazione l’ipotesi di non ratifica.

Condividi articolo