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I cioccolatini Pernigotti di fronte all’ennesimo piano di rilancio

In Imprese
7 Luglio 2022

L’azienda dolciaria Pernigotti

Il gruppo turco proprietario di Pernigotti, l’azienda dolciaria di Novi Ligure in profonda crisi da ormai quattro anni, durante il tavolo convocato in video conferenza ieri al ministero dello Sviluppo economico ha annunciato l’intenzione di avviare un piano di rilancio dell’azienda mettendo per la prima volta in campo risorse proprie. Per la proprietà c’era Ahmet Toksoz, accompagnato dal nuovo amministratore delegato dell’azienda Gokhan Inceoglu, ingaggiato poche settimane fa dopo la defenestrazione improvvisa di Massimiliano Bernardini, ex di Coca cola e di altri grandi marchi.

Il nuovo business plan

La strategia dei turchi punta a far ripartire al più presto la produzione. Come? Ci sarebbe un nuovo business plan, con un progetto di turnaround interno. La scorsa settimana il Mise non aveva concesso gli ulteriori 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per i 56 dipendenti richiesta dalla Pernigotti dopo la fine della cassa per ristrutturazione scaduta il 30 giugno. Il no del ministero era motivato dall’assenza di un piano industriale da parte della proprietà turca, che da tempo cercava nuovi investitori e, non riuscendo a intercettare capitali freschi, sembrava ormai allo sbando. Con i sindacalisti che già vedevano all’orizzonte lo smantellamento di un’azienda con oltre 160 anni di storia.

Ieri il coordinatore della struttura per le crisi d’impresa del Mise, Luca Annibaletti, ha ricordato ai vertici dell’azienda la necessità di chiarire il percorso che intendono intraprendere per garantire la continuità produttiva dello stabilimento piemontese e la tutela dei lavoratori. E i turchi se ne sono usciti con il colpo di scena: hanno subito detto di aver sospeso le trattative con i potenziali nuovi investitori e di voler avviare un piano di rilancio investendo risorse proprie. Per sgombrare il tavolo dalle ombre sull’ipotesi che la proprietà turca voglia soltanto prolungare l’agonia di una realtà che tra qualche mese, in prossimità di una nuova scadenza degli ammortizzatori sociali, si troverebbe nella stessa situazione, il Mise, in accordo con le altre istituzioni presenti al tavolo (Regione Piemonte e Regione Lombardia, Comune di Novi Ligure e sindacati), ha sottolineato che la possibile proroga della cassa integrazione per i lavoratori deve intendersi come uno strumento per consentire la riattivazione del sito Pernigotti di Novi Ligure, ormai fermo.

Il ruolo dei sindacati

Ed è stato chiesto che il piano di rilancio venga condiviso con le organizzazioni sindacali prima della riunione in programma per l’11 luglio al ministero. I rappresentanti nazionali e territoriali di Fai, Flai e Uila ci vanno con i piedi di piombo. D’altra parte, i Toksoz nel corso dell’ultimo anno non hanno mantenuto alcun tipo di impegno relativo alla turnazione dei lavoratori, agli investimenti e alla formazione. I sindacati, insomma, vogliono prima esaminare il piano industriale, dal quale, fanno sapere, aspettano indicazioni certe su tempistiche e risorse.

Dal 2013, anno in cui i turchi hanno rilevato il marchio, la proprietà ha accumulato debiti per ben 13 milioni di euro l’anno, ridotti a 8 nel 2017. Almeno così sostenevano i due fratelli turchi, Ahmet e Zafer Toksoz, che, però, non hanno mai messo a completa disposizione dei sindacati i dati aziendali. Nel febbraio 2019 si è quindi arrivati all’istanza di cassa integrazione per reindustrializzazione.

Il piano per la Pernigotti

Dalle prime indiscrezioni pare che il piano proposto dai Toksoz, che fino alla conquista della Pernigotti avevano operato principalmente nel settore energetico e farmaceutico, presenterebbe comunque alcune pesanti lacune, tra cui l’assenza nel nuovo organigramma di un ufficio commerciale dedicato proprio all’area italiana, la più trascurata dagli imprenditori nonostante vantasse storicamente i numeri più significativi. L’azienda aveva puntato molto sulla Turchia, probabilmente desiderosa di rendersi protagonista in un mercato particolarmente amato nel Paese d’origine: quello dolciario.

Il 15 giugno scorso il ministro Giancarlo Giorgetti aveva inviato gli ispettori del Mise proprio a Novi Ligure, per verificare la gestione della cassa integrazione per ristrutturazione. Pochi giorni dopo i turchi hanno annunciato la volontà di dismettere lo stabilimento, mandando in ferie gli operai, trasferendo i dipendenti del commerciale alla sede milanese e fermando di fatto la produzione. Ora il coup de theatre che lascia sindacati e lavoratori col fiato sospeso. Solo lunedì, però, si capirà se il nuovo piano di rilancio è solo fumo negli occhi per ottenere la cassa integrazione o se il gianduiotto tornerà a dire la sua nel mercato dolciario globale e, soprattutto, in quello italiano.

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