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Le Borse provano a cambiare il colore di questa settimana nera

In Mercati
17 Giugno 2022
L’euforia di mercoledì si è subito spenta. Milano cede il 3,32%. Male anche Wall Street

L’apertura delle Borse europee

Le Borse europee cercano di chiudere la settimana riportando un po’ di serenità agli investitori, dopo l’andamento negativo seguito ai passi falsi delle Banche centrali. Vanno bene tutti i listini europei e cala anche il rendimento del Btp, sulla speranza del nuovo scudo anti-spread. Ma ieri è stata un’altra giornata di passione sui mercati. Nel giro di poche ore, a una settimana circa dal rialzo dei tassi preannunciato dalla Bce per luglio, Fed, Bank of England e Swiss National Bank rendono il denaro più caro. Il motivo è lo stesso: l’impennata dell’inflazione. Tanto che negli Stati Uniti, dopo la maxi stretta della Fed, si parla di Volcker Shock, in ricordo del presidente della Fed che negli anni ‘80 spezzò la spirale in flazionistica mandando i tassi alle stelle.

L’andamento delle Borse

La risposta delle Borse non si fa attendere. Chiudono in forte calo mandando in fumo 233 miliardi mentre Wall Street registra perdite fino al 4%. Nel Vecchio Continente Milano maglia nera chiudendo in calo del 3,32% e bruciando oltre 21 miliardi. Dietro Francoforte, che ha perso il 3,31% appesantita dalle tensioni sui titoli di stato tedeschi cresciuti di 20 punti base, tanto da far scendere lo spread tra Btp e Bund a 10 anni sotto la quota psicologica dei 200 punti (fino a 196) per poi chiudere a 202 punti. Sotto pressione anche i bond francesi: quelli a cinque anni sono saliti di ben 16 punti.

A innervosire i mercati è soprattutto lo scetticismo sulle misure della Bce, sulle quali si sta lavorando con non pochi nodi da sciogliere, fra i quali quello della potenza del nuovo scudo anti-spread e le eventuali condizioni per i paesi beneficiari. «Hanno un piano per sviluppare un piano, ma il mercato vuole piu’ dettagli», afferma Willem Sels di Hsbc. Christine Lagarde, fa trapelare il suo pensiero: «Dubitare il nostro impegno è un grave errore».

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