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Armani si rimette in forma, chiude una filiale e razionalizza il gruppo

In Moda
25 Luglio 2022

Armani razionalizza

Giorgio Armani, griffe leader nel campo della moda, del design e del lusso, razionalizza il gruppo. Il 21 giugno a Milano, in via Borgonuovo, davanti al notaio Elena Terrenghi, lo stilista fondatore della maison ha presenziato all’assemblea della società che ha approvato la «soppressione della sede secondaria operante sotto la denominazione sociale Giorgio Armani S.P.A., Milan, Swiss Branch Mendrisio sita in Via Penate n. 4, 6850 Mendrisio (Svizzera); delibere inerenti e conseguenti».

Erano presenti i soci: Armani titolare di 9,450 milioni di azioni su 9,5 milioni e la Fondazione Armani, titolare del residuo. Le ragioni della decisione sono state spiegate dallo stesso Armani in assemblea: «è definitivamente cessata ogni attività in loco e la conseguente necessità di revocare il rappresentante preposto all’esercizio della sede secondaria dr. Michele Nicola Clerici, modificando conseguentemente l’art. 3 dello statuto sociale vigente». Clerici era stato nominato con verbale del consiglio di amministrazione della società del 19 gennaio 2018. I soci confermano «la validità ed efficacia di ogni atto dallo stesso compiuto sino alla data odierna in nome e per conto della predetta sede secondaria». L’operatività resta concentrata nella sede di Milano.

Oggetto sociale ampio

Dalla lettura dello statuto allegato al verbale, si scopre che l’oggetto sociale della maison è molto ampio. Oltre alla «creazione, la fabbricazione, la distribuzione e la vendita, in Italia e all’estero, di collezioni per l’abbigliamento maschile, femminile e per bambino, di articoli di moda e accessori, di articoli per la casa e accessori, nessuno escluso e ivi compresi, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, articoli di pelletteria e valigeria, da toeletta, cosmetici, profumi, articoli ottici, di gioielleria e bigiotteria, prodotti per l’arredamento e per la casa, articoli da regalo, nonché, in genere, di qualunque prodotto affine e/o complementare alla moda e/o al prét-à-porter e/o all’arredamento e/o comunque connesso all’attività artistica e stilistica in genere» che è il core business, c’è dell’altro.

«La prestazione di servizi di consulenza o di altro genere, nessuno escluso, nel campo della creazione, produzione e commercializzazione di prodotti comunque legati alla moda», «la realizzazione e la gestione di progetti e di sistemi di organizzazione aziendale, di programmi e sistemi di elaborazione e di rilevazione dei dati», si legge nelle carte all’art 2, «l’organizzazione di corsi, seminari e convegni, la stampa e la diffusione di libri, dispense e bollettini tecnici, esclusivamente finalizzati alla formazione e informazione nell’ambito dei settori di attività in cui opera la società, la realizzazione di studi, inchieste, analisi, ricerche di mercato e rilevazioni statistiche». Lo statuto prevede il casting vote del patron Giorgio Armani laddove l’art. 20 recita che «le deliberazioni del consiglio di amministrazione sono prese a maggioranza assoluta dei presenti. In caso di parità nelle votazioni del consiglio di amministrazione prevale il voto di chi presiede la riunione».

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