Menu

QUOTIDIANO INDIPENDENTE - Fondato e diretto da MAURIZIO BELPIETRO

Home/ Digitale/Apertura
AperturaDigitale Mar 10 gennaio 2023

Lo Spid in Italia vale ormai un miliardo di accessi. E gli investimenti seguiranno a ruota

Raddoppiati gli accessi tramite Spid nel 2022: un miliardo. Gli investimenti seguiranno a ruota con l'e-wallet europeo, non senza rischi. spid

Oltre un miliardo di accessi con lo Spid

La strada per la transizione verso il digitale ormai è tracciata e la pandemia ha dato la spinta decisiva per accelerare un processo già in atto anche in Italia. I numeri del 2022 nel nostro hanno raggiunto i massimi storici sotto tutti i punti di vista. Dai pagamenti elettronici tramite PagoPA all’app Io, fino ad arrivare alle carte d’identità elettroniche e ad accessi e quantità di Spid. 

A certificarlo sono le cifre diffuse dal Dipartimento per la trasformazione digitale. L’anno passato sono stati attivate oltre 6 milioni di identità Spid (33,5 milioni ora il totale), che hanno portato a scollinare la cifra di un miliardo di accessi in un anno da parte dei cittadini per accedere ai servizi privati e pubblici. Sfiorato quindi il raddoppio: nel 2021 erano stati 570 milioni gli accessi tramite Spid. L’alternativa si chiama carta d’identità elettronica, che sta sostituendo rapidamente le vecchie cartacee. Nel 2022 ne sono state rilasciate 7 milioni (32,7 milioni quelle esistenti ora), per un totale di 21 milioni di accessi nell’anno.

Ma ad essersi spostati sul web ormai sono anche i pagamenti verso la pubblica amministrazione, ovviamente tramite PagoPa. Oltre 19 mila enti, nel 2022, hanno ricevuto almeno una transazione. In totale ne sono state eseguite circa 332 milioni, una cifra raddoppiata rispetto al 2021. La cifra mossa tramite qualche semplice clic è mostruosa: oltre 61 miliardi di euro (+80% rispetto all’anno precedente).

Il futuro è l’e-wallet europeo, con investimenti miliardari

Lo spostamento dello Stato italiano e dei suoi cittadini sul web tramite Spid è però solo il primo passo. Il futuro ormai tracciato è quello dell’e-wallet europeo. Un portafoglio digitale europeo declinato ad app, disponibile su ogni smartphone, con cui qualsiasi cittadino o residente dell’Ue potrà autenticarsi con qualsiasi entità pubblica e privata certificando la propria identità online.

Una transizione che ovviamente già sta attirando l’interesse delle aziende private del settore, volenterose di cogliere le opportunità di guadagno che uno “spostamento” di quasi 450 milioni di persone può generare. Basti pensare che il NextGenerationEu ha stanziato 250 miliardi di euro per dare impulso alla digitalizzazione a 360 gradi.

L’opportunità è ghiotta sia per le aziende sia per gli investitori, perché nell’e-wallet sarà integrata anche la possibilità di effettuare dei pagamenti elettronici. Con possibilità di business e affari che si moltiplicheranno andando avanti negli anni.

I rischi della transizione digitale

Tutto bello? Non proprio. Al netto delle possibilità di guadagno e della comodità per i più smart avere tutto a portata di smartphone, il tema sicurezza si pone. Qui che sorgono dubbi e perplessità. Quante volte abbiamo temuto nell’affidare i nostri dati personali alle big tech della Silicon Valley, con allegato rischi di furti delle identità o utilizzo improprio di essi.

Un rischio che non verrà certo eliminato affidandoli agli Stati, la cui capacità di gestire e tenere al sicuro una mole così grande di dati è tutta da dimostrare. Non vanno ignorate, infatti, le notizie di furti di dati subiti sia da aziende private sia da enti pubblici. A cui andrà aggiunto un tema più etico: è corretto affidare tutti i propri dati in mano a governi ed enti centrali?

Condividi articolo
Questo sito utilizza cookie tecnici e analitici che monitorano in forma anonima l'interazione dell'utente con il sito. Questo sito non utilizza cookie per finalità di profilazione e/o marketing. Approfondisci
OK