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Vendere i palazzi pubblici per tagliare il debito dell’Italia: tesoretto da 50 miliardi

In Approfondimenti, Cronaca
19 Giugno 2022
Fabi (bancari): il mattone di Stato vale 300 miliardi, ecco come valorizzarlo

La discussione sul patrimonio pubblico

L’idea, non nuovissima, era stata rispolverata qualche giorno fa da Carlo Messina: lo Stato rinunci a una parte del patrimonio pubblico per non essere costretto a farsi aiutare dalla Bce nel gestire il proprio debito. Si tratta, aveva detto il ceo di Intesa, di «trovare piani che possano portarci a una indipendenza anche finanziaria. Avere troppe attese sul fatto che altri Paesi, che magari come condizioni strutturali sono anche meno ricchi di noi, possano sostenere il nostro debito pubblico, francamente la considero una cosa non degna di un paese che vuole essere un leader in Europa». Il debito, aveva poi puntualizzato, dovrebbe essere «ridotto attraverso operazioni che valorizzino il patrimonio che oggi è detenuto dallo Stato – e secondo me lo Stato non è il miglior detentore di patrimonio».

Il parere del sindacato dei bancari

Una proposta che ieri è stata sviluppata dalla Fabi, il più rappresentativo dei sindacati dei bancari. Secondo l’associazione, gli immobili pubblici valgono quasi 300 miliardi di euro «ma una buona parte è di fatto abbandonata o scarsamente utilizzata e, invece, potrebbe essere “messa a reddito”». Come? Le banche potrebbero creare dei fondi ad hoc, in grado di attrarre risorse private, e acquistare dallo Stato ma soprattutto dagli enti locali una parte degli immobili abbandonati. Le risorse che potrebbero essere mobilitate nell’operazione sono in teoria enormi, visto che le famiglie italiane tengono sui loro conti correnti (senza rendimenti) 1.640 miliardi. Far confluire una parte di questo tesoretto negli speciali fondi real estate creati per l’occasione dagli istituti di credito potrebbe portare nelle casse dello Stato «secondo stime prudenziali» 50 miliardi di euro nel giro di poco tempo, secondo la stima della Fabi.

Come tagliare il debito pubblico

«Con tutto quel denaro, il governo potrebbe tagliare il debito pubblico che ha raggiunto i 2.750 miliardi di euro, oppure, ed è l’ipotesi preferibile, avere risorse in più per abbassare le tasse sui lavoratori e i pensionati», ha detto il segretario generale del sindacato, Lando Maria Sileoni. «Il governo sta facendo alcuni ragionamenti mettendo a disposizione 10 miliardi di euro che si tradurrebbero, in 70-80 euro in più al mese per chi ha redditi fino a 35.000 euro, grosso modo 800-1.000 euro l’anno in più. Tuttavia, con l’inflazione al 6-7%, il costo della vita aumenterà di oltre 2.000 euro l’anno. Quindi, il vantaggio fiscale sarebbe inferiore alla perdita di potere d’acquisto dei salari che di fatto non aumenterebbero, ma, rispetto alla spesa, diminuirebbero. Il problema non è la volontà del governo, ma le risorse finanziarie per “coprire” interventi economicamente più importanti e con il fondo per il mattone di Stato, privatizzando e valorizzando gli immobili pubblici, si raddoppierebbe la capacità di intervento fiscale sui redditi per cinque anni consecutivi».

Il valore patrimoniale degli immobili pubblici ammonta a 297 miliardi di euro. I fabbricati sono distribuiti principalmente in Lombardia (16%), Lazio (11,7%), Emilia-Romagna (9,1%), Veneto (8,6%) e Toscana (8,3%). A detenerne la fetta più grossa (218 miliardi) sono gli enti locali, specialmente i Comuni (140 miliardi).

 

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