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Il pericolo delle spunte blu di Twitter per i big della Borsa

In Digitale
13 Novembre 2022

Il caso delle spunte blu di Twitter

Dopo averla resa un suo cavallo di battaglia sin da poche ore dopo l’acquisizione di Twitter da 44 miliardi di dollari, venerdì Elon Musk è stato costretto a fare dietrofront e ha sospeso, almeno per il momento, la possibilità di ottenere la spunta blu pagando 8 dollari al mese.

La spunta era nata per certificare l’identità di un account su Twitter, ma dall’annuncio di Musk di poterla ottenere pagando una cifra così bassa si sono moltiplicati gli account falsi che si sono spacciati per un’altra persona o che si sono finti un account ufficiale di un’impresa con improbabili annunci.

E se sugli account parodia di Elon Musk – i primi ad apparire nelle timeline di tutto il mondo – il ceo di Tesla poteva pure fare spallucce, ben altro ragionamento è stato costretto a fare il re del social network quando i falsi annunci hanno iniziato a spingere verso il basso i titoli di fior fior di multinazionali facendogli bruciare miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il caso Eli Lilly

Emblematico è stato il caso di Eli Lilly, gigante farmaceutico con sede principale a Indianapolis e il cui business si basa per la maggior parte sulla produzione di insulina. Un account verificato si è spacciato per il colosso farmaceutico e ha twittato giovedì pomeriggio un annuncio che sarebbe stato epocale per l’azienda ma mortale per i suoi conti: «Da oggi distribuiremo l’insulina gratuitamente». Accumulati cuoricini e retweet, l’annuncio è arrivato agli occhi della vera Eli Lilly che ha smentito la notizia scusandosi per l’accaduto.

Ma il falso tweet ha dato il via a una valanga di indignazione pubblica perché ha portato all’attenzione il fatto che negli Stati Uniti non esiste un farmaco generico sostitutivo all’insulina e Eli Lilly, insieme agli altri colossi Sanofi e Novo Nordisk, di fatto monopolizza il mercato di un farmaco salvavita con prezzi altissimi nonostante i costi di produzione siano molto ridotti.

Questo ha attirato l’attenzione anche di Bernie Sanders, l’altro candidato di spicco nella corsa alla nomination dei Democratici nel 2020 poi battuto da Joe Biden, che ha twittato al veleno su Eli Lilly: «Dovrebbero scusarsi per aver aumentato il prezzo dell’insulina di oltre il 1.200% dal 1996 a 275 dollari, mentre la produzione costa meno di 10 dollari».

Le azioni crollano

L’ondata di indignazione ha travolto i listini dei tre giganti in Borsa, con gli investitori forse spaventati più che dall’annuncio falso in sé dalle possibili conseguenze che potrebbero arrivare con i riflettori puntati sull’evidente stortura di mercato se confrontati i prezzi in America a quelli nel resto del mondo. E così il titolo di Eli Lilly venerdì ha perso il 4,37%, chiudendo a 352 dollari dopo aver aperto a 368. Sanofi, quotata sia su Euronext sia al Nasdaq, ha perso rispettivamente il 5,33% e il 3,41%. Novo Nordisk, anch’esso con doppia quotazione, è precipitato del 4,25% e 3,52%. Il mercato dell’insulina insomma è precipitato partendo da un tweet.

Caso simile

Ma non è un caso isolato. Anche Lockheed Martin, gigante delle armi, ha dovuto smentire un account falso che annunciava lo stop alla vendita di armi all’Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti fino a ulteriori indagini per le violazioni dei diritti umani. E anche in questo caso le discussioni che ne sono conseguite hanno provocato la caduta del titolo, sceso del 5,48% nella giornata di venerdì.

Ma non solo account fake si sono visti anche di altre realtà pur senza conseguenze in Borsa. Come Nintendo, che ha visto un suo imitatore postare un Mario con il dito medio alzato. Appare evidente allora che lo stop alle spunte blu a pagamento sia obbligatorio: quali aziende vorrebbero altrimenti investire in pubblicità su un social che permette a chiunque di spacciarsi per lei rovinandone la reputazione?