225 visite 4 minuti 0 commenti

Le tensioni di Crt arrivano a Trieste, Palenzona cerca di ricucire con Generali

In Economia, In evidenza
21 Novembre 2022

Palenzona verso Generali

Un tentativo di ricucitura con il Leone in preparazione di un nuovo assetto di governance della Fondazione Crt. Oppure la sconfessione preventiva di operazioni che dovessero coinvolgere Banca Generali, ovvero il passaggio della controllata di Trieste sotto l’ala di Mediobanca in cambio dell’alleggerimento di piazzetta Cuccia a Trieste e la parallela acquisizione da parte delle Generali di un asset manager americano. Le letture che vengono date in ambienti finanziari delle dimissioni di Massimo Lapucci, segretario generale della Fondazione Crt, dal consiglio di Banca Generali divergono in maniera sostanziale.

Le tensioni in Fondazione Crt

Di certo c’è che le tensioni all’interno della Fondazione Crt continuano a riverberarsi sulle grandi partite della finanza italiana. L’uscita di Lapucci dal consiglio di Banca Generali dopo sette anni (era entrato nel 2015) è stato ricondotto, nel comunicato dell’annuncio, a motivazioni «personali». Sullo sfondo c’è la scadenza del mandato del presidente, Giovanni Quaglia, nella primavera prossima. Proprio sulla vicenda delle Generali si era consumata, in primavera, la rottura all’interno degli organi della fondazione torinese, con uno scontro sempre più aspro che ha investito scelte finanziarie, nomine e operazioni condotte dall’asse Quaglia-Lapucci. Ma mentre il secondo non sembra essere in discussione (il suo contratto è stato recentemente rinnovato fino al 2026), la fine della gestione Quaglia appare segnata. Con Fabrizio Palenzona, già uomo forte dell’ente torinese, che viene da più parti indicato come prossimo presidente.

La governance di Generali

Palenzona, secondo quanto ricostruito, sarebbe intenzionato a ricucire lo strappo con Trieste generato dall’appoggio della Crt al tentativo di Francesco Gaetano Caltagirone e della Delfin di cambiare la governance del Leone e sostituire l’ad Philippe Donnet. In questa chiave, le dimissioni di Lapucci appaiono come una mossa distensiva, anche perché il segretario generale della fondazione torinese è stato anche consigliere di Caltagirone Editore e Caltagirone spa, nella prima fino al 2018 e nella seconda fino al febbraio di quest’anno, quando ha lasciato proprio in seguito alle tensioni esplose in Crt sulla vicenda delle Generali. Con il fronte opposto che già in febbraio aveva chiesto al manager un passo indietro anche da Banca Generali.

L’altra lettura, diametralmente opposta, indica la ragione delle dimissioni nella operazione incrociata che potrebbe portare come ricordato alla discesa di Mediobanca nell’azionariato delle Generali e al passaggio di Banca Generali nell’orbita diretta di piazzetta Cuccia. Il pretesto, una acquisizione in America che consenta a Generali di fare un passo avanti nel settore dell’asset management all’estero. Il nome circolato a più riprese è quello di Guggenheim, ma su questo proprio da Caltagirone sarebbe arrivato un fermo stop: il gestore Usa non viene considerato allettante perché caro, di difficile integrazione nel gruppo e con una serie di rischi di esecuzione che rendono l’operazione un salto nel buio.

Incarichi e compensi

Nei grandi scenari entrano comunque le piccole faccende. Una delle fonti interpellate ricorda come lo scontro più duro all’interno della Crt si è consumato su poltrone e incarichi legati alla fondazione. E al momento del rinnovo di Lapucci come segretario generale anche il suo compenso è stato tra i punti contestati. In attesa del ricambio di primavera, la maggiore preoccupazione in via XX settembre è però il rinnovo dello statuto. E la previsione di un limite d’età per i componenti degli organi che impedirebbe il rinnovo di una parte consistente suoi membri.