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Tim, Labriola spaventa i lavoratori con i 9 mila esuberi del piano

In Economia
8 Luglio 2022

Il piano di Tim

In camicia e senza la giacca. Così si presenta l’ad di Tim Pietro Labriola al Capital Market day per esporre l’atteso piano per la nuova Tim. Ossia la società che, nei desiderata, superando l’integrazione verticale, dovrebbe diventare più agile e snella. E, soprattutto con meno dipendenti: il personale NetCo (la società della rete) passerà dalle 21,400 unità del 2021 a circa 15 mila nel 2030. Mentre nella divisione consumer, ossia gli abbonamenti fissi e mobile, si passerà da 14 mila a 11 mila nel 2026. Un po’ meglio va alla business unit Enterprise (che racchiude anche il cloud di Noovle) che passerà da 5.300 a 5.500 al 2030. Insomma in totale si tratta di oltre 9 mila dipendenti in meno. Cosa che ha già provocato la reazione dei sindacati, da sempre contrari alla suddivisione in business unit dell’ex-monopolista. Certo, molti di questi sono prepensionamenti dato che l’età media della società è alta al contrario della produttività.

Labriola va avanti ostentando sicurezza, soprattutto per i risultati trimestrali che saranno presentati il 4 agosto prossimo. «Dobbiamo far capire con fatti concreti – ha detto – che questo management è in grado di portare risultati». In effetti Labriola, subentrato a Luigi Gubitosi, non si è risparmiato. Ha messo alla porta diversi dirigenti e ha fatto svalutazioni nell’ultimo bilancio per 4 miliardi di euro, mandandolo in rosso per 8 miliardi. Una mossa ardita con il titolo che resta ancorato da mesi intorno a 0,26 euro per azione (ieri +1,18%) e quindi una capitalizzazione sotto i sei miliardi di euro. Mentre Vivendi ( il maggiore azionista con il 23,9%) ne vuole 31 solo per la rete.

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