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La Corte dei conti europea ci smonta il piano per l’autonomia energetica

In Europa
27 Luglio 2022

Il piano per l’autonomia energetica

Il piano RepowerEu, presentato dalla Commissione europea lo scorso maggio, era stato “venduto” (anche) come un pacchetto da 210 miliardi di euro di finanziamenti, che avrebbero accompagnato di qui al 2027 la transizione energetica e il processo di affrancamento degli europei dalle forniture di gas russo. In realtà si tratta di fondi già stanziati precedentemente (si dovrebbe attingere soprattutto dai 225 miliardi di prestiti del dispositivo europeo di ripresa e resilienza che non sono stati ancora prenotati dai paesi membri della Ue per finanziare i vari Pnrr nazionali), ma anche così i soldi sicuramente disponibili non superano i 20 miliardi di euro, ha detto ieri la Corte dei conti europea, di fatto bocciando una misura chiave dello sforzo europeo per emanciparsi dalla dipendenza da Mosca.

I piani sovrapposti

«L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha acceso i riflettori sulla nostra dipendenza dalle importazioni di gas, petrolio e carbone, e l’Ue doveva assolutamente agire e rispondere rapidamente alle aumentate preoccupazioni in materia di sicurezza energetica», ha spiegato ieri la croata Ivana Maletic, uno dei membri della Corte europea. Corte che, ha continuato la Maletic, «è dell’avviso che RepowerEu, nella sua forma attuale, potrebbe non riuscire ad individuare ed attuare rapidamente progetti strategici dell’Ue aventi un impatto massimo ed immediato sulla sicurezza e l’indipendenza energetiche dell’Unione».

Il problema sta proprio nella sovrapposizione tra il piano per l’autonomia energetica europea e gli stanziamenti decisi a suo tempo per far fronte agli effetti della pandemia (quelli che in Italia danno corpo al Pnrr). Indirizzare i fondi originariamente stanziati per la ripresa economica a investimenti nel settore dell’energia sarà più difficile di quanto la Commissione europea abbia dato mostra di credere nei mesi scorsi. A parte una ventina di miliardi, infatti, il resto dei soldi «sono al di fuori del controllo della Commissione e dipendono dalla volontà degli Stati membri di utilizzare i restanti prestiti del Recovery e Resilience Facility (Rrf) o di stornare fondi da altre politiche dell’Ue, in particolare da quelle per la coesione e lo sviluppo rurale», si leggeva ieri in un comunicato stampa con cui la Corte dei conti europea riassumeva i punti principali del suo parere. Ecco perché «l’importo totale dei finanziamenti effettivamente disponibili potrebbe non essere sufficiente a coprire il fabbisogno d’investimento stimato».

La ripartizione dei soldi

Problematica, secondo la Corte Ue, è la ripartizione dei soldi tra gli Stati membri. Infatti, si legge ancora nel comunicato, «visto che i fondi verrebbero distribuiti in percentuali basate su quelle inizialmente utilizzate per l’Rrf, non rifletterebbero né le sfide e gli obiettivi attuali di RepowerEu né i bisogni specifici degli Stati membri». Ma non basta: «L’assenza di uno specifico termine ultimo per la presentazione dei capitoli RePowerEu riduce la probabilità che vengano individuati e promossi progetti transfrontalieri. La mancanza di qualsivoglia analisi comparativa limita la visione strategica in merito a quali progetti hanno il più alto potenziale per contribuire alla sicurezza e all’indipendenza energetiche dell’Ue. Nel proprio parere, la Corte sottolinea numerose altre debolezze che inficiano RepowerEu, anche per quanto concerne rendicontazione, monitoraggio e valutazioni ex post, nonché la presentazione e la valutazione dei capitoli RePowerEu».

Il RepowerEu era stato presentato dalla Commissione di Bruxelles lo scorso 18 maggio. I due obiettivi dichiarati erano la fine della dipendenza dal gas russo e l’accelerazione della transizione verso fonti di energia più “pulite”. «Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza energetica dalla Russia il più velocemente possibile. E’ un obiettivo che possiamo raggiungere», giurava quel giorno la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen.

Per l’italia c’è poco

Articolato in quattro punti, il piano si propone di ridurre i consumi di gas e petrolio, diversificare le importazioni, aumentare l’uso delle rinnovabili e infine, come si diceva, attingere ai fondi non utilizzati per i piani di ripresa post pandemica (e ad altri fondi di minore entità). All’epoca la presidenza del Consiglio aveva fatto notare che per il nostro paese i margini per nuovi finanziamenti erano strettissimi: l’Italia infatti ha già chiesto tutti i prestiti che poteva chiedere per finanziare il proprio Pnrr, quindi ora potrà solo eventualmente utilizzare i fondi che non saranno richiesti da altri.

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