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La Germania senza gas è pronta a riaprire le vecchie centrali nucleari

In Europa, In evidenza
28 Luglio 2022

Il nucleare in Germania

La partita del nucleare in Germania non è affatto chiusa, come sembrava fino a qualche giorno fa. Dopo aver respinto a lungo l’ipotesi, il governo del socialdemocratico Olaf Scholz potrebbe alla fine decidere di prolungare l’attività delle ultime tre centrali in funzione nel paese oltre il 31 dicembre 2022, termine entro il quale era stata fissata (dal governo Merkel) la loro chiusura definitiva. E non si esclude nemmeno la riattivazione di centrali spente: ieri, in un’intervista alla Bild, Joachim Bühler, membro del consiglio direttivo della società di certificazione Tüv, ha sostenuto che tre di queste centrali, la cui attività era stata interrotta l’anno scorso, potrebbero essere riattivate senza particolari problemi in poche settimane.

La discussione politica

Un boccone amaro da digerire per i Verdi, uno dei pilastri della maggioranza di governo (alle elezioni del 2021 si piazzarono al terzo posto col 15% dei consensi), il cui co-presidente è proprio il ministro dell’energia (e della protezione climatica) Robert Habeck. Paradossalmente proprio a lui toccherebbe ritardare l’uscita del paese dal nucleare, dopo aver dovuto già, «con amarezza», riaprire alcune centrali a carbone.

I problemi del gasdotto Nord Stream

Ma venire in qualche modo a patti con la propria coscienze ecologista sembra inevitabile, visto che la Germania, fortemente dipendente dal gas russo, deve ora far fronte alla riduzione delle forniture da Mosca, attribuite dal Cremlino a problemi tecnici sul gasdotto Nord Stream che in questi giorni viene utilizzato soltanto al 20% della capacità. E nessuno può escludere che, nella guerra economica in corso tra Occidente e Russia, Vladimir Putin non decida prima o poi di tagliare del tutto l’export di gas. Il piano d’emergenza approvato martedì dai ministri dell’Energia dei paesi Ue, con la possibilità di una riduzione dei consumi di gas fino al 15% in caso di necessità, non è ovviamente una soluzione. Di qui, la necessità di cercare fonti di energia alternative per ridurre i danni, quelli già presenti e quelli eventuali. Il gas naturale in Germania viene utilizzato perlopiù per il riscaldamento, ma un 10% serve a produrre energia elettrica. Più energia elettrica si produce con il nucleare, più gas rimarrebbe disponibile per il riscaldamento.

Nucleare nel resto d’Europa

Il problema non è solo tedesco ma europeo. Basti pensare che la Francia, che ha un reattore nucleare su due fermo a causa di manutenzioni ordinarie e straordinarie (per la scoperta di fenomeni di corrosione in alcune tubature), in inverno sarà costretta a importare molta energia elettrica. Forse non a caso, è stato proprio un francese, Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, a farsi portavoce a fine giugno pubblicamente delle inquietudini di Bruxelles, invitando la Germania a «uscire dall’ideologia» e a prolungare «di un anno o due» l’attività delle sue centrali nucleari. Senza scrupoli diplomatici, Breton aveva accusato Berlino di essersi consegnata «mani e piedi alla Russia tagliando nottetempo 23 centrali nucleari» nel 2011, dopo il disastro di Fukushima. Anche alcuni governi europei (vedi l’Olanda) avevano chiesto pubblicamente alla Germania di rivedere le proprie politiche sul nucleare. Preoccupati della possibile messa in discussione della linea dura anti-russa in Europa se quest’inverno fosse drammatico per l’industria del vecchio continente, anche gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dalla Cnn, avrebbero esercitato forti pressioni sul governo Scholz.

La nuova strategia

Un pressing corale che aveva dato i primi risultati qualche giorno fa, quando dal governo tedesco era stata fatta filtrare per la prima volta la disponibilità a prendere in considerazione un rinvio della chiusura delle tre centrali attualmente in funzione in Bassa Sassonia, in Baviera e nel Baden-Württemberg. Da allora il dibattito interno si è ravvivato.

Come si diceva, ieri Joachim Brühler, della società di certificazione Tüv, ha sostenuto che tre centrali chiuse nel 2021 (nello Schleswig-Holstein, in Bassa Sassonia e in Baviera) potrebbero essere riattivate «nel giro di pochi mesi o settimane». Si tratta di centrali «tra le più sicure e tecnicamente migliori al mondo», che «erano e sono in condizioni eccellenti», quindi il loro ritorno in attività «è soprattutto una questione di volontà politica». Il ministro delle finanze (liberaldemocratico) Christian Lindner ha subito colto la palla al balzo, chiedendo una «nuova strategia a medio termine sia sull’energia nucleare sia sulle risorse nazionali di petrolio e gas».

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Nato a Udine nel 1978, approdato al giornalismo abbastanza tardi, ha lavorato vari anni a Libero con una breve parentesi al Giornale. Non ama viaggiare, non ha hobby, diffida dei fact checker. Orientamento politico: «Il passo che deve fare l’Unione Europea per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di “sana disunione”. Cioè dare più indipendenza, più libertà ai Paesi dell’Unione» (Papa Francesco, 26 giugno 2016).