La Russia dopo le sanzioni, cosa sta succedendo nella nazione
Menu

QUOTIDIANO INDIPENDENTE - Fondato e diretto da MAURIZIO BELPIETRO

Home/ Europa
Europa Mer 10 agosto 2022

La Russia dopo le sanzioni, crollano gli stipendi e in 4 milioni perderanno il lavoro

Le sanzioni Occidentali si stanno facendo sentire in Russia. Secondo un nuovo report, in 4 milioni perderanno il lavoro nella nazione. La Russia dopo le sanzioni, crollano gli stipendi e in 4 milioni perderanno il lavoro
Redazione Verità&Affari
di 
Redazione Verità&Affari

Gli effetti delle sanzioni sulla Russia

Le sanzioni Occidentali si stanno facendo sentire in Russia. Secondo un nuovo report, in 4 milioni perderanno il lavoro nella nazione, mancheranno decine di miliardi di dollari di entrate dal petrolio e dal gas, la spesa sanitaria sarà ridotta e i cittadini ritireranno più di 20 miliardi di dollari dalle banche per tenerli in contanti. Utilizzando dati provenienti da fonti quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Agenzia Internazionale per l’Energia e la Banca Centrale Russa (CBR), un nuovo studio condotto da esperti e accademici dell’Istituto KSE e collegato al Gruppo di Esperti Yermak-McFaul sulle Sanzioni rivela, infatti, come le sanzioni stanno colpendo la Russia e prevede che la sua economia si deteriorerà nei prossimi mesi. 

La situazione in Russia

Nonostante gli elevati prezzi del petrolio e del gas – che hanno sostenuto il forte avanzo delle partite correnti che ha contribuito a stabilizzare il rublo, a controllare l’inflazione e a consentire alla Banca centrale russa di tagliare i tassi – l’economia russa si è indebolita nel secondo trimestre del 2022, con un calo del 4,9% su base annua, secondo l’agenzia statistica russa Rosstat. Questa debole performance si confronta con la forte crescita di altri esportatori di petrolio e gas, come l’espansione dell’11,8% annuo registrata dall’Arabia Saudita nel secondo trimestre del 2022. Il direttore della Sberbank ha dichiarato che potrebbero essere necessari dieci anni per riportare il PIL russo al livello del 2021.

La Russia di Putin ha avuto una crisi di bilancio dei pagamenti nel 2008, nel 2014-15 e nel 2020, quando i ricavi del petrolio e del gas sono diminuiti drasticamente. Nel 2023, con l’attuazione dell’embargo petrolifero europeo, le ricerche prevedono una riduzione del 40% dei ricavi russi da petrolio e gas. Con il rublo sotto pressione, la capacità della Russia di condurre una guerra contro l’Ucraina si indebolirà. E se l’Europa smetterà di acquistare il gas russo – cosa possibile immediatamente, secondo l’istituto KSE – le entrate russe di petrolio e gas l’anno prossimo scenderanno a un livello criticamente basso.

La risorsa del petrolio

La Banca centrale russa ha riferito, inoltre, che il prezzo medio di vendita del petrolio russo nel secondo trimestre è stato leggermente inferiore agli 80 dollari al barile, quando il prezzo medio era di 113 dollari, confermando lo sconto sul prodotto russo a circa 35 dollari al barile, come precedentemente stimato. Ciò implica una perdita di circa 20 miliardi di dollari sui guadagni petroliferi del secondo trimestre a causa delle sanzioni. 

Infine, per finanziare un aumento di oltre 2,5 volte del budget della difesa, la sostituzione delle importazioni e altre misure per contrastare le sanzioni, il Cremlino ha dovuto bloccare programmi di bilancio previsti per il 2023-2025 per un valore di 26 miliardi di dollari. Questo va ad aggiungersi ai tagli al bilancio già in atto. Ad aprile, è stata ridotta di quasi un terzo la spesa per i servizi sanitari per la popolazione russa.

Il numero di disoccupati

Il FMI prevede che la disoccupazione nella Federazione Russa (RF) raggiungerà il 9,3% nel 2022, il che equivarrebbe a circa 3,8 milioni di disoccupati in più. “Secondo le stime del Centro russo per la ricerca strategica, entro la fine del 2022 ci sarà un aumento significativo della disoccupazione nel 63% delle regioni russe; in 16 regioni la disoccupazione aumenterà rispetto al livello medio del periodo gennaio-marzo 2022 di 2 o più volte, in 53 regioni di 1,5 o più. I 5 settori più colpiti sono: trasporti e logistica, automotive, commercio all’ingrosso e e-commerce, industria del legno e prodotti in legno”.

Il crollo dei salari

Altro dato è quello sui salari, che a maggio sono scesi del 6,1% su base annua (Rosstat), mentre ad aprile il calo era stato registrato al livello di -7,2%, per la prima volta da aprile 2020. Inoltre, il calo registrato è stato il massimo degli ultimi sette anni. I russi si sono impoveriti solo nel 2015, dopo l’annessione della Crimea e le prime sanzioni occidentali e il crollo del prezzo del petrolio, che hanno innescato un crollo del RUB e un aumento dell’inflazione. La situazione potrebbe portare ad una “fuga di cervelli” in particolare nel settore IT.

Il rischio recessione

Le previsioni per la crescita del PIL russo nel 2022 sono in media del -9,5%. All’inizio della guerra, le stime erano più alte e oscillavano fino al 30-50% di contrazione, anche se queste previsioni presupponevano una forte contrazione dei ricavi delle esportazioni russe di petrolio e gas. Secondo S&P Global Market Intelligence, la ripresa economica della Russia al livello del 2021 richiederà 10 anni. Va aggiunto che le esportazioni russe (soprattutto quelle energetiche) hanno iniziato a spostarsi dai mercati occidentali verso India, Cina, Turchia e altri mercati asiatici che hanno osservato una notevole crescita delle forniture russe.

Condividi articolo