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Unicredit valuta una vendita «a tempo» della controllata in Russia

In Finanza, Unicredit
6 Luglio 2022

L’uscita di Unicredit dalla Russia

Unicredit potrebbe cedere la controllata in Russia con una opzione per il suo riacquisto nel momento in cui la situazione internazionale dovesse stabilizzarsi e le sanzioni per la guerra in Ucraina dovessero essere ritirate. Secondo quanto riporta Bloomberg, questa è una delle opzioni che il gruppo italiano sta attualmente valutando per uscire dal mercato russo, come da tempo annunciato. Fino al maggio scorso Unicredit ha annunciato accantonamenti per 1,85 miliardi di euro sulle sue attività in Russia. L’obiettivo dell’amministratore delegato Andrea Orcel è di limitare il più possibile ulteriori perdite, ricorda Bloomberg.

Le banche straniere oltre Unicredit

Nel maggio scorso, presentando i dati del trimestre, Orcel aveva dichiarato che «svalutare tutto e regalare le attività non è in linea con le sanzioni né, a nostro parere, moralmente corretto». Tra le banche straniere presenti in Russia, Raiffeisen Bank – una delle principali reti tra gli istituti stranieri nel Paese – sta anch’essa cercando un compratore, ma al momento la banca austriaca fa sapere di valutare le diverse opzioni, compresa quella di restare nel paese. Mentre Société Generale, che prima dello scoppio della guerra in Ucraina era la più importante banca estere per attivi in Russia, ha fin da marzo venduto le sue attività al gruppo dell’oligarca Vladimir Potanin, con un onere di tre miliardi di euro per la banca francese. Tra le altre società finanziarie uscite dal mercato russo c’è Allianz, il gruppo tedesco socio e partner di Unicredit. Stessa strada percorsa da Generali, tra le prime imprese italiane ad annunciare l’uscita dal paese. Mentre Intesa Sanpaolo, presente con Intesa Russia, ha detto in marzo di stare «valutando» la cessione.

Contatti in corso 

Unicredit, che ha Mosca ha 4 mila dipendenti e circa 1.500 imprese clienti, sta comunque sondando una serie di compratori, anche di paesi come Cina, India e Turchia, che potrebbero essere interessati ad avere una presenza in Russia o a espandere le proprie attività nel paese attraverso l’acquisizione di una licenza bancaria. Anche perché tra gli effetti delle sanzioni c’è quello di limitare la platea dei possibili compratori, con molti dei soggetti russi potenzialmente interessati che sono stati colpiti dalle sanzioni di Usa e Unione europea.

Controsanzioni

Per i gruppi finanziari l’uscita dal paese è più complessa rispetto ai gruppi industriali, che hanno tra le opzioni anche quella di «parcheggiare» le proprie attività in fondi gestiti dallo stato russo, una sorta di commissariamento con la possibilità di rientrarne in possesso al termine del conflitto e delle sanzioni.
Banche a assicurazioni occidentali devono anche misurarsi con il quadro normativo imposto dalle controsanzioni russe, che limitano le attività dei soggetti la cui proprietà è riconducibile ai paesi «nemici» che hanno imposto le sanzioni a Mosca. Oltre alla difficoltà operativa del quadro sanzionatorio, c’è da considerare anche l’aspetto reputazionale di essere presenti in un paese che ha iniziato la guerra invadendo il suo vicino e violando i diritti umani.

Secondo l’ex presidente di Ubs, Axel Weber, la possibilità che le istituzioni finanziarie internazionali tornino in Russia è piuttosto remota anche dopo la fine della guerra, che avrebbe trasformato a suo dire Putin in un paria delle relazioni internazionali.