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Dall’Umbria la soluzione delle comunità energetiche per tagliare la bolletta

In Imprese
2 Agosto 2022

Il problema del costo dell’energia

Da circa 60 euro ad oltre 500, dall’Umbria la Genesi Solutions lancia l’allarme: prezzi alle stelle per colpa del mercato ma chi l’energia la produce sta quasi decuplicando i vantaggi. L’unica alternativa è affidarsi a fonti alternative e stimolare la nascita delle comunità energetiche. “Sa oggi all’ingrosso quanto costano mille chilowattora? Oltre 500 euro. Sa quanto costavano un anno fa? Poco più di 60 euro”. Gianpiero Santini, amministratore delegato di Genesi Solutions e attento osservatore di un mondo, quello dell’energia elettrica, oggi al centro delle cronache nazionali, lancia l’allarme e, con numeri impressionanti, rende esplicito ciò che accadrà nei prossimi mesi: “Con i prezzi alle stelle, il sistema vacilla – aggiunge Santini -. Ma, in questo gioco al massacro, ci sono vincitori e vinti. Le posso dire che il principale sconfitto è il consumatore e, con lui, quelle aziende che erogano energia”. 

Il nodo dell’energia

Ma chi sono invece i vincitori? “L’energia elettrica, quella tradizionale, si produce – ricorda Santini – prevalentemente grazie al gas naturale. Le aziende che svolgono questo servizio lo fanno in base a contratti per l’acquisto appunto del gas che sono pluriennali. Questo vuol dire che l’energia prodotta oggi ha costi sicuramente più elevati rispetto a quelli di un anno fa. Ma quando si va a venderla all’ingrosso a chi l’energia la eroga, beh i guadagni sono quasi decuplicati”. “Questo vuol dire – aggiunge Francesco Cerrone che di Genesi Solutions è il direttore generale – che le aziende produttrici di energia registrano marginalità dieci volte superiori. I vincitori sono senz’altro loro”.

Come funziona la filiera

La filiera insomma è chiara. Le aziende producono energia con pochi aggravi, ma guadagnano decisamente di più. E questo perché il mercato ha portato il costo per chilowattora a cifre fino a poco tempo fa impensabili. Da qui l’allarme: “Le aziende che non producono energia ma si limitano a erogarla sono vittime quanto i consumatori – dice Cerrone -. Ma per assurdo hanno meno difese. I consumatori hanno come arma quella di limitare l’uso di energia o comunque di cambiare il proprio stile di vita, in modo da gestirla come farebbe un buon padre di famiglia. Noi invece oggi acquistiamo energia, anticipando importanti somme di denaro, e poi dobbiamo sperare di recuperare, con il giusto guadagno, quanto già pagato. Tuttavia, spesso e volentieri, il consumatore, per la crisi in atto, non riesce a essere puntuale nei pagamenti, ricorrendo spesso a piani di rientro rateali che allungano i tempi. Il rischio è di mettere in ginocchio l’intero settore che dà lavoro ad oltre 30.000 persone”.

Come uscirne in tempi brevi? “In attesa del piano europeo che ci renda meno dipendenti dall’acquisto di gas -spiega Santini – l’unica soluzione vera è quella legata all’energia prodotta da fonti alternative. Mi spiego. Con le batterie che accumulano l’energia così prodotta, chi intende diventare autosufficiente su questo fronte, oggi può farlo. Un impianto fotovoltaico da 4/5 chilowatt con, laddove è possibile, un micro-eolico, permette, proprio grazie all’accumulo di energia, di poterne gestire al meglio l’uso e appunto di non dipendere più da nessuno. Lo Stato oggi garantisce un contributo del 50% anche con sconto in fattura e questo è senz’altro un aiuto non da poco. Tuttavia, i costi per alcune famiglie potrebbero risultare ancora alti e, soprattutto, si esclude una buona fascia di utenza, quella, tanto per essere chiari, che vive in condominio”.

L’idea delle comunità energetiche

Un rimedio c’è. “La soluzione che accontenta tutti – concludono in coro Santini e Cerrone – esiste e si chiama comunità energetica, un’associazione di utenti che condividono tutta l’energia da loro prodotta, da fonte rinnovabile, al fine di coprire il loro fabbisogno energetico simultaneo indipendentemente dalla connessione fisica agli impianti di produzione. Pensiamo che soggetti pubblici e privati le debbano sempre più agevolare, slacciando quei nodi burocratici che spesso risultano troppo vincolanti. É necessario perché i vantaggi sono enormi ed hanno valenza anche sociale e culturale. In una comunità energetica si possono applicare i principi della sharing economy e questo può favorire la nascita di scambi non solo di energia, ma anche di beni e di servizi tra i membri della comunità. Un cambio di paradigma che farebbe bene al nostro Paese”.

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