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Blackstone chiude alla transazione, il Corriere ora rischia grosso

In Media
7 Luglio 2022

La vicenda di Rcs e Blackstone

È attesa per la fine della prossima settimana la risposta di Blackstone alla proposta di Rcs per chiudere con una transazione la diatriba legale che oppone il gruppo editoriale al colosso finanziario sulla vendita del palazzo di via Solferino. Secondo Dagospia, la risposta del gruppo Usa sarà negativa, aprendo così a nuovi ricorsi e controricorsi nella serie di cause nate dalla cessione della storica sede del Corriere della Sera, nel cuore di Milano.

Il 25 luglio prossimo è attesa la pronuncia della giudice americana Andrea Masley sulla questione giurisdizionale. Secondo il fondo Usa, dovrà essere la corte newyorkese a esprimersi sul caso aperto con Rcs, a cui chiede un risarcimento da quasi 600 milioni di euro. Anche perché i costi di una causa negli Stati Uniti potrebbero rivelarsi eccessivamente onerosi per il gruppo editoriale italiano.

La sede del Corriere della Sera

Lo scorso 8 giugno la Corte d’Appello di Milano ha confermato quanto già stabilito dal Tribunale in primo grado sulla correttezza con cui si svolse la compravendita del 2013, e sul valore della storica sede del Corriere della Sera. Blackstone acquistò lo stabile di via Solferino per 120 milioni di euro, riaffittandolo all’editore per 10,4 milioni l’anno. Un’operazione, per Rcs, conclusa a un prezzo troppo basso, dettata dalle difficoltà economico-finanziarie del gruppo. Secondo la Corte d’Appello, non c’è stata invece «Nessuna sproporzione tra il prezzo di vendita dell’immobile e il valore stabilito da successive perizie». La cifra è stata il «frutto dell’incontro tra domanda e offerta secondo le regole del libero mercato». «La trattativa si è svolta in modo trasparente e competitivo, compulsando il mercato dei potenziali acquirenti, e il mercato non ha fornito offerte più convenienti», si legge nella sentenza.

Impugnazione respinta dal giudice

Il giudice ha anche respinto l’impugnazione incidentale proposta dal fondo Usa, che chiedeva a sua volta la condanna di Rcs per «lite temeraria». Per il giudice, pur nella convinzione che si sia trattato di un’iniziativa giudiziaria particolarmente aggressiva da parte del gruppo editoriale, «non ci sono gli estremi del dolo e della colpa grave».

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