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Economia Mar 24 gennaio 2023

Per capire Pechino l'Europa guardi la Cina con gli occhiali del Giappone

Tokyo ha aumentato le spese militari: entro il 2027, dovranno passare al 2% del Pil. Si temono le mire espansionistiche di Pechino IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, GIORGIA MELONI, CON IL PRIMO MINISTRO DEL GIAPPONE FUMIO KISHIDA

Giappone senza esercito

Il Giappone firmò la resa senza condizioni dopo lo sganciamento su Hiroshima e Nagasaki di due bombe atomiche che le rasero al suolo. Morirono più di 210.000 individui con 150.000 feriti. La Costituzione post-bellica del Sol Levante non consentiva di avere esercito, aviazione o marina. Soltanto forze di autodifesa. L’accordo di pace imposto dallo zio Sam limitava la spesa militare all’1% del Pil. L’invasione russa in Ucraina ha creato forte apprensione aggravata dalla tensione tra Usa e Cina. Il Primo ministro Fumio Kishida, nei giorni scorsi, ha effettuato una tournée diplomatica visitando Parigi, Roma, Londra e Washington per capire a fondo quella che è e sarà la politica alleata sugli aiuti militari e sulle sanzioni. Sanzioni inizialmente adottate in maniera tiepida da Tokyo per evitare di guastare del tutto i rapporti con Mosca. Sia perché forti importatori di petrolio e gas sia per cercare di risolvere i contenziosi riguardanti l’occupazione di isole, da parte dell’ex URSS.

I 130 milioni di giapponesi vivono nelle quattro isole che fronteggiano la Russia e le due Coree. Quasi all’improvviso, meravigliando il mondo abituato ai piccoli passi, il governo ha dato una nuova interpretazione del pacifismo costituzionale. Le spese militari, entro il 2027, dovranno passare al 2% del Pil. Nel corso dei prossimi 5 anni Tokyo destinerà una somma pari a circa 300 miliardi di euro per fare del paese una potenza militare pronta a rintuzzare “minacce esterne”. Il Giappone osserva con attenzione la politica espansionistica del Dragone che considera Taiwan parte integrante del territorio nazionale. L’invasione russa potrebbe incoraggiare la Cina ad attaccare Taiwan.

Per Tokyo c’è l’ombrello protettivo degli Usa

Il Giappone nonostante sia una delle maggiori potenze economiche mondiali, vive sotto l’ombrello protettivo Usa che in futuro potrebbe non essere un sufficiente scudo a difesa. Per questo da anni è attiva una campagna volta a volere il Giappone “un paese normale” con tutti gli strumenti tipici della sovranità. Quindi tornare ad essere una potenza militare. Il paese del Sol Levante è lontano dalla Europa e gli Usa sono alle prese con una particolare crisi esistenziale democratica. La dottrina Monroe della supremazia degli Stati Uniti su tutta le Americhe non ha più presa ideologica. L’Occidente è ancora abbastanza atlantista nel credo politico della Nato. Lo scudo spaziale di Reagan contribuì al disfacimento dell’Urss. La Cina intanto avanza e con essa declina la civiltà cristiana che univa (Croce non credente disse “non possiamo non dirci cristiani”).

L’economia vacilla, cosi come la natalità, in aumento nei paesi poveri ricchi di migranti sfruttati. L’inflazione non è più il derivato del surriscaldamento economico ma da cigni neri nefasti. Rarefazione di materie prime, aumento della povertà assoluta. Una antica creatività è nel dna giapponese che ha il culto del dovere, del sacrificio e dell’orgoglio. È un popolo marinaro che vede lontano. La sua natura è asiatica che ha anche accettato gli usi dell’occidente che di contro ha abbandonato le tradizioni sotto la falsa ideologia di un progressismo inquinato da oscurantismi ideologici. Si parla tanto della Cina che si teme ma non si comprende. L’Occidente dovrebbe inforcare gli occhiali giapponesi (non dimentichiamo che il pensiero di Confucio giunse anche nello arcipelago) per meglio capire ed interpretare un mondo incognito. Rosso autarchico ma sempre confuciano. Quello della superiorità della civiltà cinese.

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