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La nuova Tiscali targata Linkem tra debiti e prospettive: cosa aspettarsi

In Finanza
15 Settembre 2022

L’andamento di Tiscali

Per un giorno, l’altro ieri, ha vissuto un momento di gloria. Tiscali è stato per una buona parte della seduta di martedì il miglior titolo di Piazza Affari con uno strappo iniziale verso l’alto del 9% per poi assestarsi a un +8,4%, dopo l’avvio disastroso delle contrattazioni a Wall Street. Vedere Tiscali in cima al listino è certo una novità per gli azionisti dell’internet company sarda che certo da decenni è avara di soddisfazioni (per usare un eufemismo) per chi possiede il titolo.

A dare la spinta al prezzo dell’azione sono state probabilmente le parole dell’ad Davide Rota, espressione del nuovo socio forte Linkem che dopo la fusione per incorporazione possiede il 61% dell’azienda sarda fondata da Renato Soru. Rota, a margine dei conti semestrali, ha rilevato che grazie alle nozze con Linkem il secondo semestre vedrà una forte accelerazione dei ricavi.

È bastato questo a rianimare per un giorno in Borsa la vecchia Tiscali. Aspettative positive quindi, che non fanno però dimenticare la pluridecennale agonia della creatura di Soru. Anche il primo semestre del 2022 ha visto Tiscali cumulare perdite. Ben 16,6 milioni di euro su un fatturato di 77 milioni e un margine operativo lordo di soli 12,9 milioni.

I buchi di Soru

Del resto le perdite di Tiscali non sono mai state una novità. Di fatto la società creata più di vent’anni fa da Renato Soru è stato uno stillicidio di perdite fin dagli albori dell’era Internet. A scorrere indietro nel tempo i risultati si palesa quasi un film dell’orrore. Dal 2010, con le eccezioni di soli due anni (il 2017 e il 2018) il rosso ha sempre tinto i conti della società. Con un passivo cumulato solo dal 2010 di oltre 140 milioni di euro.

Non solo, ma se si riannoda la pellicola ecco che, dalla bolla di Internet, Tiscali ha perso la cifra record di quasi 4 miliardi di euro. Un falò paragonabile a quelli più disastrosi di Piazza Affari: da Mps in giù. Eppure i più anziani frequentatori di borsa ricordano benissimo l’apoteosi iniziale del titolo, quando sull’onda dell’ubriacatura dell’Internet-mania a cavallo tra il 1999 e il 2002, la società inventata dal nulla da Soru arrivò a capitalizzare sul listino più della stessa Fiat. Non avendo tra l’altro bilanci in utile. Altra storia di un’era geologica fa.

I ricavi di Tiscali

Tiscali dopo lo sboom è di fatto sopravvissuta mestamente sul listino. In una lenta e morta gora. Senza sussulti e senza gloria. I ricavi come documenta S&P Global Market Intelligence si sono progressivamente sgonfiati di anno in anno. Nel 2010 valevano quasi 280 milioni di euro. A fine del 2021 il fatturato si è di fatto dimezzato. E l’azienda va perennemente in rosso già a livello di margine operativo netto. Le perdite hanno via via mangiato il patrimonio che a fine del 2021 era negativo per 81 milioni.

I debiti finanziari di Tiscali

E Tiscali è da più di un decennio che combatte contro l’elevato debito, dato che è dal 2009 che è nella lista nera di Consob delle aziende sorvegliate speciali dall’Authority proprio per l’elevato indebitamento che, ancora a fine luglio del 2022, era di oltre 100 milioni. Nel frattempo Soru ha via via ridotto la sua quota sul capitale che ora con la fusione inversa con le attività retail di Linkem è attestato a poco meno del 2%. Una sorta di lento abbandono al suo destino della sua creatura.

La svolta potrebbe arrivare ora con la l’operazione che ha portato a nozze le due entità: Tiscali da un lato con le attività retail di Linkem. L’operazione fa uscire Tiscali dalle secche delle innumerevoli ristrutturazioni del debito dato che Linkem apporta il capitale necessario a ripristinare l’assetto patrimoniale della ex Tiscali. Ed è vero quel che dice l’ad Rota. La nuova entità vedrà un balzo del fatturato dato che i conti pro-forma dicono che le nozze vedranno un gruppo che raddoppia i ricavi storici di Tiscali a quota 282 milioni, in virtù dell’apporto di fatturato per 137 milioni di Linkem.

Ma quel che non dice il nuovo ad di Tiscali è che i conti pro-forma del 2021 della fusione vedono sì raddoppiare i ricavi ma con i conti ancora in rosso per 45 milioni di euro. Si vedrà se nel corso del 2022 i benefici delle nozze porteranno la vecchia Tiscali a chiudere il suo pluri-decennale filotto di rosso di bilancio. In fondo in finanza si sa che uno + uno può fare 2, forse 3, ma anche 0,5. Non è detto che la fusione tra due soggetti che fanno lo stesso mestiere dia sempre un saldo positivo.