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Il Superbonus non tira più, le costruzioni a luglio sono scese del 3%

In Immobiliare
23 Settembre 2022

Si ferma il Superbonus

Accelera la caduta della produzione nelle costruzioni in luglio, scesa secondo l’Istat del 3% rispetto a giugno, quando era già diminuita del 2,3% su maggio. E dunque il Superbonus e le altre misure di detrazioni fiscali che avevano favorito la ripresa del settore dell’edilizia e conseguentemente del Pil dopo la pandemia non sono più sufficienti a sostenere il settore. L’edilizia vale infatti 100 miliardi di euro con un effetto sul Pil che arriva all’8-9% del valore considerando quelli diretti e indiretti. Senza contare l’occupazione, circa 1,7 milioni di persone, il 6% circa, e il valore globale degli investimenti stimati in 150 miliardi annui.

«I dati presentati dall’Istat sono un chiaro segnale d’allarme di cui la politica deve tener conto – ha spiegato Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, una delle 15 società che certifica le aziende edili partecipanti alle gare pubbliche – secondo il nostro centro studi nel terzo trimestre la variazione acquisita dell’attività è del 4,7% rispetto al secondo. Al netto di improbabili rimbalzi in agosto e settembre, si va dunque verso un calo significativo. Se confermato dai dati nei prossimi mesi, si tratterebbe del primo arretramento dopo sei incrementi trimestrali consecutivi. La precedente diminuzione si è avuta nel quarto trimestre del 2020». Secondo Pelazzi ci sono le condizioni per una tempesta perfetta.

I dubbi sul Pnrr

«Sul rallentamento del settore edile – ha aggiunto Pelazzi- pesa l’aumento dei prezzi delle materie prime ma anche l’incertezza sulle regole da applicare, i costi energetici elevati che impattano sulla capacità di spesa e investimento di famiglie e imprese, i timori sulle prospettive economiche del Paese e, ovviamente, l’incertezza sulle scelte che saranno fatte per il comparto edile dal nuovo governo». Inoltre molte gare sovvenzionate dal Pnrr rischiano di non essere assegnate perché le imprese, quelle in possesso di un certificato Soa sono circa 25mila, temono che un rialzo dei costi le porterebbe ad effettuare i lavori in perdita.

«La soluzione – dice Pelazzi – sarebbe dunque quella di rivedere i disciplinari di gare e far si che i capitolati possano essere aggiornati ai costi reali. Per far questo bisognerebbe creare un borsino per le materie prime a cui può far riferimento la stazione appaltante della gara, ossia province, regioni e comuni».

Pochi controlli

Secondo Pelazzi la confusione normativa sul fronte dei bonus fiscali nasce dall’errore di non aver deciso all’inizio controlli efficaci sulle imprese edili. Tanto che recentemente è stata varata una norma che prevede che, dal primo luglio 2023, per beneficiare dei bonus fiscali per lavori sopra i 516mila euro, anche i privati dovranno rivolgersi ad imprese che hanno la certificazione Soa oggi necessaria solo per partecipare ad appalti pubblici sopra i 150mila euro. Anche in altri paesi le cose non vanno meglio. In Germania infatti, secondo i dati raccolti dall’istituto Ifo, ad agosto il settore dell’edilizia residenziale è stato colpito da un gran numero di cancellazioni (11%) di progetti già approvati.

Anche in questo caso si tratta di problemi legati all’aumento dei costi di costruzione e dei tassi di interesse per i finanziamenti che rende alcuni progetti non redditizi per chi li deve realizzare. I colli di bottiglia nella fornitura di materiali da costruzione sono però leggermente migliorati. Ad agosto il 36,4 per cento delle imprese lamentava problemi di approvvigionamento mentre a luglio la cifra era del 45,6 per cento. Purtroppo però i prezzi elevati dell’energia stanno rendendo i materiali da costruzione, spesso ad alta intensità energetica in fase di produzione, ancora più costosi. E dunque moltissime imprese edili stanno pianificando aumenti del prezzo finale dei progetti in corso.