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Questa volta la Lagarde non c’entra, è un italiano ad affossare le Borse

In Mercati
1 Luglio 2022
Il capo della Vigilanza Enria: potremmo chiedere sacrifici alle banche. Titoli a picco

Preoccupa il possibile taglio dei dividendi delle banche

Stavolta non è la presidente della Bce Christine Lagarde a fare danni, ma il presidente del Consiglio di vigilanza di Francoforte Andrea Enria. Le banche potrebbero essere costrette a rivedere le loro politiche sui dividendi, al ribasso ovviamente. Un fulmine che ieri ha sconquassato un cielo già poco sereno sui mercati. La Bce, in pratica, potrebbe chiedere agli istituti di credito di inserire nei loro business plan lo scenario di una possibile recessione e di utilizzare questa nuova base di calcolo per approvare le proposte sui dividendi. «Potremmo chiedere alle banche di ricalcolare le traiettorie di credito nel caso di un peggioramento della congiuntura, anche nel caso di un embargo (al gas russo, ndr), e sfruttare questa analisi anche per poter gestire i piani di distribuzione» delle cedole, ha detto l’esponente della Banca centrale europea nel corso di un’audizione in Commissione Affari economici al Parlamento europeo.

La volatilità

La proposta, ha precisato, sarà discussa già la prossima settimana dal Consiglio di vigilanza. «Il contesto attuale è segnato da una volatilità in aumento e da una minore valutazione dell’equity, visto che il mercato sta anticipando il fatto che la redditività e la qualità degli attivi delle banche potrebbero essere influenzate da sviluppi macroeconomici avversi», ha fatto presente Enria anticipando che «le proiezioni macroeconomiche dello staff dell’Eurosistema di giugno 2022 introducono per la prima volta uno scenario al ribasso che comporta una possibile recessione nel 2023 a seguito di interruzioni dell’approvvigionamento energetico dell’area dell’euro».

Ed è stato proprio il rischio recessione, messo in conto anche dal presidente della Federal Reserve Jerome Powell come «prezzo» eventualmente da pagare per raggiungere l’obiettivo di riportare l’inflazione all’interno dei target di medio termine, ad affossare le Borse del Vecchio Continente. E il presidente della Vigilanza europea ha rincarato la dose parlando pure di «maggiori rischi di credito derivanti dalle esposizioni di alcune banche verso la Russia e verso i settori più colpiti dalla guerra».

La riduzione degli Npl

Questi, ha spiegato, «unitamente all’indebolimento delle prospettive di crescita, hanno già portato a una revisione al rialzo degli accantonamenti per perdite su crediti». Enria ha anche riferito che, «secondo i dati preliminari per il primo trimestre del 2022, il rapporto Npl aggregato ha continuato sulla tendenza al ribasso osservata dal 2014». Ciò, ha spiegato, è stato determinato da una riduzione degli Npl da parte di alcune banche con alti rapporti di crediti deteriorati mentre, nel frattempo, si sono registrati lievi aumenti dei rapporti Npl di diverse altre banche. Il risultato è che la quota dei «prestiti con un maggiore rischio di credito è leggermente aumentata sia nel quarto trimestre del 2021 che nel primo trimestre del 2022 e anche i tassi di default sono leggermente cresciuti per le imprese e le famiglie all’inizio di quest’anno».

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