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Cosa rischia ora l’Italia dopo le decisioni della Bce

In Cronaca
9 Giugno 2022

I rischi per l’Italia dopo la Bce

Christine Lagarde ha fischiato la fine della festa. L’annuncio, per quanto scontato dell’aumento dei tassi a partire da luglio insieme all’abolizione dei sostegni monetari, ha cambiato il ritmo della musica. La discoteca è stata sgomberata da un acutissimo segnale d’allarme che, per l’Italia si è tradotto nell’impennata dello spread a quasi 215 punti e la caduta della Borsa per la quarta seduta di fila. Uno scivolone che vale un ribasso di circa il 2%. È rimasto solo uno spiraglio  attraverso cui far filtrare una piccola speranza. Christine Lagarde ha annunciato che, se dovesse servire, verrà attivato uno scudo anti-spread del valore di circa 200 miliardi. Servirà a tenere compatta l’area euro evitando, come accaduto nel 2011 che il differenziale di tasso fra Italia e Germania (il famigerato spread Btp/Bund) salisse fino a 520 punti.
 
Lo scudo anti-spread è un magro premio di consolazione. Negli ultimi due anni, sostanzialmente l’Italia non ha avuto problemi a collocare i suoi Btp. Mediamente il Tesoro ne emette circa 400 miliardi  l’anno fra rinnovi delle scadenze e nuovo debito. A comprarli è stata la Bce e questo ha tenuto molto bassi i tassi. Anche l’Italia ha avuto la soddisfazione di avere tassi negativi fino ai titoli quinquennali. Ora cambierà tutto. Per vendere i nuovi Btp sarà necessario offrire rendimenti più alti. Una buona notizia per i risparmiatori. Pessima per lo Stato che vedrà aumentare il costo del debito.
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Giornalista economico finanziario da oltre 50 anni, ha cominciato nel 1974 al Giornale di Sicilia. Ha lavorato rivestendo ruoli di caposervizio e inviato per il Corriere della Sera, La Repubblica e Libero.