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Abramovich si ribella, fa causa al Consiglio dell’Unione Europea contro le sanzioni

In Politica
1 Giugno 2022
Tra terreni, ville, immobili e gli immancabili yacht, si stima che in totale i beni congelati al Roman Abramovich valgano poco meno di 10 miliardi di euro.

Le sanzioni a Roman Abramovich

Il magnate russo Roman Abramovich ha intentato una causa presso la Corte europea della giustizia di Lussemburgo contro il Consiglio Ue per le sanzioni adottate dall’Europa nei suoi confronti in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. La causa di Abramovich è stata registrata dal tribunale lo scorso 25 maggio. In precedenza, altri due uomini d’affari, Mikhail Fridman e Petr Aven, avevano intentato cause simili presso la Corte europea.

Prima di essere colpito dalle sanzioni Abramovich (secondo la rivista Forbes il 113° uomo più ricco al mondo con il suo patrimonio di 13,8 miliardi di dollari) aveva fra le altre cose deciso di mettere in vendita il suo Chelsea, acquistato nel 2003 e col quale un anno fa trionfava in Europa conquistando la sua seconda Champions League. «Tutti gli utili della cessione verranno interamente devoluti ad una fondazione di cui beneficeranno le vittime della guerra in Ucraina», aveva dichiarato in quell’occasione, un po’ in omaggio alle sue origini familiari (i nonni materni erano ucraini e per questo nei negoziati durante prime fasi della guerra Abramovich aveva anche giocato un ruolo da mediatore tra le parti), un po’ forse nella speranza di evitare sanzioni sul resto del patrimonio, ma inutilmente. L’Europa ha deciso di congelare i suoi beni come quelli di tutti gli oligarchi e ora sta anche valutando la possibilità di confiscarli per poterli poi utilizzare per finanziare la ricostruzione postbellica dell’Ucraina.

Il patrimonio congelato ad Abramovich 

Tra terreni, ville, immobili e gli immancabili yacht, si stima che in totale i beni congelati valgano poco meno di 10 miliardi di euro. Ma il sequestro – in assenza di processi e di sentenze – non è una decisione facile da prendere. Lo ha ricordato giusto lunedì il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni: «Dobbiamo rispettare la legge e si stanno verificando le condizioni dal punto di vista legale e giuridico, perché non è una decisione politica ma ha bisogno di condizioni giuridiche». «L’esito» di tali verifiche «non è scontato per questioni di natura giuridica che valuterà ciascun Paese membro», aggiungeva l’ex premier. La causa intentata da Abramovich, di cui dovrà ora occuparsi la Corte di giustizia europea, dà un’idea della portata di questi problemi.

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