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Ritardi e soldi fermi, le mancanze di Draghi sul Pnrr

In Politica, Primo piano
25 Luglio 2022

Le scadenze del Pnrr

Ora che il governo Draghi si è dimesso, una delle più grandi preoccupazioni condivise negli studi televisivi e non solo, è che lo sforzo fatto per rispettare le scadenze imposte dal Pnrr vengano vanificate da un esecutivo a mezzo servizio prima, e dalla campagna elettorale poi. D’altronde, l’ha detto anche il presidente del Consiglio nel suo discorso di qualche giorno fa a Palazzo Madama: «A oggi, tutti gli obiettivi dei primi due semestri del Pnrr sono stati raggiunti». Peccato non sia esattamente così. Dei ritardi e delle «criticità», in realtà, ci sono. E anche su capitoli importanti di spesa come quello relativo a «Salute, ambiente, biodiversità e clima».

Ritardi e soldi fermi

A dirlo chiaramente è stata la Corte dei conti in una relazione dedicata proprio a questo programma, inserito nel Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnic). Parliamo, quindi, di un finanziamento che integra, con risorse nazionali, gli interventi del Pnrr per «rafforzare la capacità, l’efficacia, la resilienza e l’equità del Paese in relazione agli impatti dei rischi ambientali e climatici sulla salute, la cui salvaguardia è strettamente legata alla tutela e alla prevenzione ambientale, in un approccio “One-Health” integrato e globale». Un progetto lodevole e innovativo con uno stanziamento, da qui fino al 2026, di circa 500 milioni di euro. L’obiettivo, nel dettaglio, è «migliorare e armonizzare le politiche e le strategie di attuazione della prevenzione primaria e della risposta del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) alle malattie acute e croniche – trasmissibili e non trasmissibili – associate a rischi ambientali».

A trarne beneficio saranno le strutture sanitarie che «operano a tutela della salute collettiva, perseguendo obiettivi di promozione della salute, prevenzione delle malattie e delle disabilità, e il miglioramento della qualità della vita […] definendo un Sistema Nazionale di Protezione della Salute (SNPS) che, sia a livello centrale sia a livello regionale e locale, operi in costante coordinamento e integrazione con l’esistente Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA)». Si tratta del sistema a rete costituito da Ispra e dalle agenzie ambientali regionali e delle province autonome (le varie Arpa).

Programma rallentato

Il problema, però, è che appena partito il programma, già si accumulano ritardi. C’è da dire che, secondo quanto scrivono i magistrati contabili, le difficoltà sono determinate, come spesso accade in Italia, dai «numerosi attori coinvolti» ma anche dalla «innovatività degli interventi finanziati». Il risultato, in ogni caso, è che la formalizzazione dei vari bandi è avvenuta «solo in data 30.12.2021». Da qui, a mo’ di effetto domino, i vari rallentamenti con «le somme stanziate nel 2021 per il finanziamento del progetto (pari a 51,4 milioni)» rimaste a lungo ferme.

Non a caso, il primo bando di gara è stato pubblicato solo il 31 marzo 2022: con questo, però, si distribuiranno esclusivamente i 51,4 milioni del 2021, «mentre non è prevista alcuna distribuzione delle somme stanziate per il 2022». In altre parole: pronti, partenza, via e si è accumulato un ritardo di un anno. Non parliamo, insomma, di poca cosa, considerando che da road-map nel 2022 sarebbero stati assegnati ulteriori 122 milioni.

Interventi non tempestivi

Insomma, «la definizione degli interventi strutturali e di rafforzamento delle SNPA non è stata connotata da tempestività». E questo perché, al di là della pubblicazione dei bandi con ritardo, a marzo 2022 comunque «le concrete modalità di rafforzamento del SNPA non erano state ancora del tutto definite», tanto che dal materiale trasmesso dall’Istituto Superiore di Sanità (soggetto attuatore del programma insieme al ministero della Salute) il 20 aprile scorso, emerge che «solo in data 22 marzo l’Iss chiedeva al Presidente SNPA (che è anche presidente dell’Ispra, Stefano Laporta, ndr) di fornire “aggiornamenti” circa le domande di interventi da finanziare». Un cammino a ritmo di tartaruga, che solo in parte è stato ridotto.

Logiche a breve termine

C’è, ancora, un’ulteriore «criticità» contestata dai magistrati all’Iss. Ed è strutturale: dall’esame dei documenti agli atti, è emerso che la pianificazione degli interventi è apparsa improntata per lo più «a logiche di breve periodo». In molti casi, scrive la Corte, «il rafforzamento si è tradotto nell’acquisto di beni di dettaglio» come strumenti di laboratorio o per la misurazione della qualità dell’aria. E invece la filosofia del progetto mira a «sviluppare per ciascun laboratorio/sede fisica un percorso quinquennale di riqualificazione» per un «efficientamento più “strutturato”».

Due criticità dunque che, per quanto «di gravità non rilevante», potrebbero «portare a conseguenze prospettiche, ossia ad ulteriori rallentamenti, particolarmente in termini finanziari». E non a caso è stato lo stesso Iss ad averle condivise e a essersi ora impegnato per una loro soluzione, tramite un processo «auto-correttivo». Ma non ci sarà alcuno sconto o credito sulla parola: gli enti coinvolti dovranno riferire alla Corte «nel termine di trenta giorni dal ricevimento della presente deliberazione». Istituto avvisato, mezzo salvato.