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Rete unica in bilico, soldi per l’Ilva e Mps che farà ballare i partiti

In Approfondimenti, Politica
22 Luglio 2022

Le partite a rischio dopo la fine del governo Draghi

Monte dei Paschi, Ita, Ilva, Rete unica. Sono le grandi partite industriali-finanziarie a rischio con le dimissioni di Mario Draghi e le elezioni in autunno.

Banca e politica

La partita più delicata potrebbe essere ancora una volta quella di Mps. Era già successo nel 2018, con la banca appena nazionalizzata. Deve varare un aumento di capitale da 2,5 miliardi, 1,6 miliardi dovranno essere messi dal Tesoro che ne è il principale azionista. Mancano ancora le autorizzazioni della Commissione Ue, che deve indicare le condizionalità per la proroga della vendita della quota del Tesoro. E della Bce, che deve invece approvare il piano presentato dall’ad Luigi Lovaglio. A renderlo particolarmente frizzante è la coincidenza dell’aumento con la campagna elettorale. Il prossimo 4 agosto il cda della banca, con i risultati semestrali, dovrà convocare l’assemblea per l’aumento di capitale. L’assemblea dovrebbe tenersi entro la fine di settembre, mentre l’aumento dovrebbe partire l’ultima settimana di ottobre per concludersi entro il 12 novembre. A pesare è anche la storia della banca e i suoi intrecci con la politica. Le possibili ripercussioni dello scenario politico sulle sorti della banca sono state ieri al centro di una serie di contatti informali tra Tesoro e banche che lavorano con Siena.

Il futuro di Ita

Storia molto diversa quella di Ita Airways. La compagnia nata dalle ceneri di Alitalia doveva essere venduta entro la fine di giugno. È ancora lì. Ma la cordata Msc-Lufthansa sta trattando in esclusiva con il Tesoro e, almeno fino ieri, il negoziato veniva considerato alle battute finali. La proposta di Msc-Lufthansa è stata accettata perché ritenuta dal ministero la migliora sia dal punto vista industriale che per le tutele occupazioni. Tema questo molto sentito in campagna elettorale. Vendita dell’80% per una cifra tra 900 milioni e un miliardo di euro, con il Tesoro che resterà al 20%, Msc al 60% e il partner industriale Lufthansa al 20%. Le fonti interpellate spiegano che non sono previste sorprese, ma è possibile un rallentamento che potrebbe ritardare il closing della vendita.

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