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I fondi pensione rendono più del Tfr, salgono iscritti e contributi: cosa sapere

In Risparmio
11 Giugno 2022

Il rendimento dei fondi pensione

Tornano ad aumentare nel 2021 iscritti e contributi della previdenza complementare con tassi di incremento, su base annua, simili a quelli del periodo pre-Covid. E’ quanto emerso dalla relazione annuale sull’attività svolta dalla Covip (Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione) lo scorso anno illustrata dal presidente Mario Padula ieri alla Camera dei Deputati.

Gli iscritti sono 8,8 milioni, il 3,9% in più rispetto al 2020, per un tasso di copertura del 34,7% sul totale delle forze lavoro. Tutte le tipologie di forme pensionistiche hanno registrato una ripresa. Ai fondi negoziali sono iscritti 3,4 milioni di individui (+5,8%), quasi 1,7 milioni aderiscono ai fondi aperti (+6,5%) e 3,4 milioni ai Pip – Piani Individuali Pensionistici “nuovi” (+2,9%); 620.000 sono gli iscritti ai fondi preesistenti. Nel corso dell’anno sono stati incassati contributi per 17,6 miliardi di euro: 5,8 miliardi ai fondi negoziali, in crescita del 5,5% rispetto al 2020; 2,6 e 4,9 miliardi ai fondi aperti e ai Pip aumentati, rispettivamente, del 12,7% e del 6,8%. Ciò nonostante oltre un milione di individui non versa da almeno cinque anni soprattutto in settori, come quello edile, caratterizzati da elevata discontinuità occupazionale.

Le risorse nei fondi pensione

A fine 2021, le risorse accumulate dai fondi pensione si sono attestate a 213,3 miliardi, in aumento del 7,8% rispetto all’anno precedente: il 12% del Pil e il 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane; superano i 310 miliardi se si considerano anche le casse di previdenza che riguardano circa 11 milioni di soggetti tra iscritti e pensionati. Il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana è di 40 miliardi, il 22,7% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 29,6 miliardi. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali e i fondi aperti hanno avuto in media un rendimento superiore al Tfr: rispettivamente, al 4,9% e al 6,4% contro il 3,6%. Per i Pip di ramo III il rendimento è stato dell’11%.

Le differenze per regione

Si confermano, però, i divari di genere e generazionali. Donne, giovani e lavoratori delle aree meridionali continuano a essere i più assenti dal settore. Tra le leve per allargare l’adesione c’è il cosiddetto meccanismo del silenzio-assenso, utilizzato nel nostro Paese all’avvio della riforma del 2005-2007. «L’efficacia dipenderà dalle modalità della sua concreta realizzazione: deve valorizzare realmente il silenzio al fine dell’adesione, avere un funzionamento semplice e rendere immediatamente chiari e percepibili i benefici dell’adesione. Ma deve anche essere adottato in fasi di relativa stabilità dei mercati finanziari», ha affermato il presidente della Commissione Padula. Per i fondi pensione, ha sottolineato, è però necessario «proseguire in un cammino di crescita, rivedendo in modo mirato il sistema degli incentivi, con l’obiettivo di rendere la previdenza complementare più accessibile, specie a quelle lavoratrici e quei lavoratori che si trovano in una condizione di maggiore marginalità rispetto al mercato del lavoro».

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha invitato a «riflettere bene sulle problematiche aperte e sulle criticità». Il primo tema che, secondo il ministro, si deve affrontare è quello della partecipazione. «E’ chiaro che in un mercato del lavoro nel quale si moltiplicano le occupazioni precarie attualmente risulta esserci poco spazio per un coinvolgimento dei lavoratori che già a stento riescono a versare i contributi alla previdenza pubblica – ha sottolineato -. Anche da questo punto di vista la questione salariale si pone con forza per un sistema della previdenza complementare che non si rivolga solo a chi ha più possibilità».