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Tech Ven 11 novembre 2022

Tim, Labriola non molla la rete unica. La Borsa scommette sull’Opa

Tim, Labriola non molla la rete unica, ma la Borsa scommette sull’Opa. L’ad spiega: «Il governo non mi ha chiesto di rallentare sul progetto» PIETRO LABRIOLA CEO GRUPPO TIM

L’Opa su Tim

«Tim Brasil potrebbe essere venduta solo se l’offerta dovesse essere irresistibile». Lo spiega l’ad Pietro Labriola in conferenza stampa via Teams. «Il Brasile – ha aggiunto – contribuisce al 50% dell’ebitda, (ossia del margine lordo ndr), e già nel 2024 avrà ripagato tutto il debito contratto per l’acquisto di alcuni asset di Oi». I mercati continuano, comunque, a scommettere sull’Opa di Tim.

Labriola, che di Tim Brasil è stato ad, appare sereno in maglioncino sportivo. «Il mercato comincia a credere che dal punto di vista operativo stiamo mettendo in ordine la “casa” – ha sostenuto l’ad di Tim -. Per questo ringrazio i colleghi che nonostante la solidarietà e con molti che stanno andando in pensione, stanno lavorando con spirito di di abnegazione, concentrati sul far succedere le cose». Tim ha raggiunto la guidance promessa anche se è vero che, nel bilancio 2021, erano state fatte svalutazioni per oltre 8 miliardi e gli analisti erano concordi ad affermare che i target fissati erano molto conservativi.

Rete unica

Naturalmente l’obiettivo principale resta il piano presentato nel corso del capital day nel luglio scorso. «Sulla rete – ha detto – c’è un forte interesse a procedere. Il negoziato con Cdp non è in esclusiva per approfondire se ci sono altre possibilità. Resta inteso che l’eventuale vendita a Cdp rimane quella che, in teoria, dovrebbe massimizzare il valore. In venti giorni capiremo cosa accade. Nessuno nel governo ha chiesto di rallentare».

Il 30 novembre infatti scade il termine fissato con Cdp per fare un’offerta non vincolante sulla rete. Secondo Labriola però anche se la trattativa per la rete unica con Open Fiber non dovesse andare subito in porto ci sarebbe tempo fino al 2025 per realizzare le sinergie che rendono il progetto interessante. Al momento infatti ci sarebbero poche duplicazioni della rete in fibra.

Svalutazione fiscale

Agli analisti il direttore finanziario Adrian Calaza ha spiegato le tecnicalità della maxi svalutazione fiscale fatta nel terzo trimestre che ha avuto un impatto negativo sull’utile netto pari a 2 miliardi, portando a una perdita di 2,7 miliardi. Calaza ha spiegato che però avrà anche l’effetto, nel prossimo biennio, di portare «un miglioramento del flusso di cassa della società di circa 700 milioni di euro nel 2022-2023».

Quanto alla tempistica Calaza ha specificato «che le regole fiscali sono state rese pubbliche solo a fine settembre, quando è stato finalmente pubblicato un apposito Decreto. Le disposizioni contenute hanno stabilito che l’imposta sostitutiva già versata può essere compensata con qualsiasi altra imposta dovuta senza limite. Ciò implica che tra l’accredito per i pagamenti effettuati e l’annullamento dei pagamenti ancora dovuti l’effetto complessivo è un miglioramento del flusso di cassa di 700 milioni nel biennio».

Problema inflazione

C’è poi l’annoso problema dell’inflazione che porterà a un rialzo delle tariffe anche nelle tlc. «L’inflazione e la pressione sulla base costi è comune a tutti e quindi è difficile competere sul mercato senza considerare l’indicizzazione all’inflazione – ha detto l’ad Labriola – i trasferimenti dell’inflazione al cliente sono comuni in quasi tutti i settori e non vedo perchè dovremmo comportarci diversamente. Inoltre le tlc hanno l’Iva al 22% la stessa Iva del mercato del lusso. Se questa imposta si abbassasse come già per l’energia elettrica potremmo contenere i rialzi agli utenti». L’ad ha comunque detto che i nuovi contratti di Tim Enterprise saranno indicizzati all’inflazione, mentre entro fine anno potrebbero essere indicizzati anche i contratti dei nuovi clienti retail.

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