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Stellantis, la produzione è in picchiata: 220 mila veicoli in meno nel 2022

In Auto
5 Luglio 2022

Il calo della produzione di Stellantis

Non si ferma il calo della produzione in Italia di Stellantis. Nel primo semestre dell’anno la riduzione è stata del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Una forbice che si allarga fino al 22,8% di volumi in meno rispetto ai primi sei mesi del 2019, ultimo anno non influenzato dalla pandemia. Una picchiata dovuta alla mancanza di semiconduttori che fa sì che il 2022 si prospetti come il quinto anno consecutivo di calo, con una perdita di produzione tra le 200 mila e le 220 mila automobili e furgoni.

Sono i dati preoccupanti illustrati nella giornata di ieri a Torino dal segretario nazionale della Fim Cisl Ferdinado Uliano sulla base di un report realizzato dalla sigla sindacali. I rappresentanti dei lavoratori chiedono a gran voce all’azienda «un incontro a settembre sull’attuazione del piano, con un passaggio specifico in sede ministeriale» per mettere in sicurezza stabilimenti, enti e occupazione.

Il numero di auto prodotte

Dall’andamento dei primi sei mesi dell’anno, il 2022 si sta prefigurando quindi come il quinto anno consecutivo di flessione delle produzioni Stellantis in Italia. Nel quadriennio 2017-2021 si era perso il 35% della produzione complessiva. Il totale dei veicoli prodotti nel nostro Paese era crollato da 1.035.454 a 673.475. Di questo calo il 45% si è verificato nelle sole autovetture (da 743.454 a 408.526). Ma la tendenza non si è fermata nel primo semestre del 2022 e se si proseguirà su questo ritmo, il rischio è di scendere, su base annua, sotto le 650 mila unità (ossia il 37% in meno rispetto al 2017) tra auto e commerciali. La produzione di auto si attesterebbe appena sopra le 400 mila (circa il 40% in meno rispetto 2017).

Lo stabilimento che ha registrato il crollo più pesante in termine di volumi produttivi delle auto è stato quello di Melfi, dove sono state prodotte oltre 19 mila unità in meno. Vale a dire un calo del 17% della produzione rispetto al 2021.

Il problema delle materie prime

Il rimpianto dei sindacati riguarda i problemi di approvigionamento delle materie prime. Ci sarebbe una situazione completamente opposta se non ci fossero stati gli stop produttivi per i semiconduttori», ha affermato Uliano. Il tema delle forniture delle materie prime, dei semiconduttori e dell’avvicinamento della catena del lavoro è «un problema di ordine geopolitico che il governo del nostro Paese deve affrontare in maniera strategica anche in ambito europeo», ha detto Uliano. «Lo scoppio della guerra in Ucraina, lo stop alle forniture del gas russo, la ridefinizione dei flussi nei diversi mercati anche per le scelte che altri Paesi, a partire dalla Cina, potranno attuare, possono solo peggiorare ulteriormente il problema del reperimento e del costo delle materie prime», ha aggiunto. Una situazione che Uliano non ha esitato a definire «drammatica» per il settore come più volte hanno «denunciato» al ministero.

Per i sindacati si tratta di un panorama «senza precedenti» che andrà a impattare sui lavoratori, pesantemente colpiti sul piano del reddito e dell’occupazione da questa situazione, oltre alle ripercussioni negative che si stanno determinando a cascata in tutto il settore.

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