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Guerra, super dollaro e Stati falliti, le evoluzioni inattese di questa crisi

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26 Luglio 2022

Le conseguenze della crisi

Il dollaro ha raggiunto la parità con l’euro che potrebbe scendere addirittura sotto. Negli Usa l’inflazione viaggia sopra il 9%. L’aumento dei prezzi è dovuto ad una economia surriscaldata, diversamente dall’Europa che paga il vertiginoso aumento dei costi. Quelli delle materie prime e anche agricole alle stelle. Quelle energetiche, arma del ricatto russo, più insidiose delle bombe che pur creano lutti in tempo reale. L’inflazione, con la recessione e la stagflazione insieme, uccide anch’essa in modo più lento ma inesorabile. Le morti da missili creano sentimenti di pietà, quelle da povertà tensioni sociali. Fomentate non da incursioni delle bombe ma dalla fame che acceca. E che stimola l’assalto ai forni purtroppo desolatamente vuoti perché spenti mancando energia e materia da cuocere.
Torniamo al dollaro.

Il biglietto verde, con l’inglese, lingua comune, ha favorito l’unione di Stati sotto la bandiera a stelle e strisce. Anche se è stata necessaria una guerra, passata alla Storia con il termine “di secessione”, conosciuta anche come guerra civile americana. Gli Stati Uniti sono una repubblica federale dell’America settentrionale, composta da 50 Stati. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale gli yankee, che combatterono nel teatro europeo, avevano forti legami con il Vecchio Continente, dal quale molti emigrati, avevano varcato l’oceano. Fornirono indispensabili braccia ed inventiva contribuendo a realizzare molti sogni americani. Legami ma meno intensi esistevano ancora nel secondo conflitto, scatenato dai nazisti battuti grazie alla entrata in guerra delle truppe dello zio Sam.

La Costituzione americana, varata nel giugno 1788 con successivi 27 emendamenti per soddisfare le esigenze di una nazione cambiata nel corso dei secoli, è stata un esempio di democrazia e di valori della libertà. Ispirando financo la Rivoluzione francese. Gli Usa, pur con tanti nefasti errori in politica estera, sono stati comunque i gendarmi del globo, grazie alla potenza delle armi e della industria domestica. Molta modernizzazione va ascritta a loro merito. A differenza dell’Urss, che, per armarsi, affossò l’economia arrivando alla dissoluzione.

Pur dotato di grande potenza di fuoco, il dollaro rappresenta ancora per Washington (Cina & Co. stanno lavorando per diminuirne il potere) il più importante deterrente per vincere la contesa della leadership mondiale. Il biglietto verde costituisce il principale mezzo, perché manovrato alla bisogna, per mantenere la supremazia del governo del mercato. Gli Usa hanno una inflazione del 9%. La Fed aumenta i tassi. Il dollaro forte abbassa i costi delle importazioni, combattendo, in parte, l’inflazione. I legami con gli avi europei non esistono più. L’americano è americano senza aggettivo.

L’Euro, a differenza del Dollaro, regola gli scambi del mercato del Vecchio Continente. Eliminando il rischio di cambio per le oscillazioni monetarie tra i Paesi membri. La guerra in Ucraina, con quanto ne consegue, il default di Sri Lanka e quello prossimo pakistano, senza contare i numerosi e popolosi Stati che saranno in difficoltà ad onorare le scadenze del bond, potrebbero generare una crisi mondiale senza precedenti. Purtroppo saranno le democrazie, per la loro rissosità, a pagarne le conseguenze.