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Nuova doccia gelata per l’Italia: con guerra e rincari ripresa a rischio

In Economia
15 Settembre 2022

La ripresa a rischio in Italia

Le tensioni geopolitiche, economiche e commerciali associate al conflitto in Ucraina si stanno trasmettendo al nostro sistema produttivo attraverso una serie di effetti. È quanto emerge dal Rapporto Regionale Pmi 2022, realizzato da Confindustria e Cerved, che analizza gli andamenti e le prospettive delle 160 mila società italiane le quali – impiegando tra 10 e 249 addetti e con un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro – rientrano nella definizione europea di piccola e media impresa, e generano un valore aggiunto complessivo pari a 204 miliardi di euro. Le previsioni di Cerved sono state elaborate sulla base di due scenari fondati su diverse ipotesi legate, in particolare all’evoluzione della congiuntura geopolitica, alla dinamica dei rincari delle materie prime, ai mutamenti dell’approccio di politica monetaria seguito dalla Bce e agli effetti di stimolo derivanti dalle risorse previste dal Pnrr.

Il processo per le Pmi italiane

In base alle previsioni, il processo di recupero delle Pmi italiane potrebbe subire un rallentamento nel prossimo biennio. Nello scenario “base”, i livelli pre-Covid saranno recuperati in tutte le aree già a partire dal 2022, nonostante una decelerazione su base annua del tasso di crescita dei ricavi (+2,4 per cento nel 2022 e +2,0 per cento nel 2023). Al termine del periodo di previsione, l’area che crescerà maggiormente rispetto ai livelli pre-Covid è il Mezzogiorno (+3,8 per cento), mentre il NordOvest farà registrare il rimbalzo più contenuto (+2,4 per cento).

L’allarme lanciato da Fitch

Un’analisi che va di pari passo con l’allarme lanciato da Fitch sull’Italia, che ha parlato di rischio recessione e stimato una contrazione del Pil nel 2023 pari allo -0,7%. L’agenzia di rating, infatti, ha abbassato le aspettative di crescita per il 2022 e prevede per il prossimo anno i contraccolpi maggiori per il nostro Paese dallo shock energetico. Questo perchè con il 50% della produzione di elettricità dipendente dal gas, rispetto al 20% del resto degli Stati Ue si avvertirà “il colpo diretto alla produzione e al potere d’acquisto dei consumatori”. 

Nello scenario “peggiore”, analizza ancora il rapporto di Confindustria e Cerved, la dinamica di ripresa dei ricavi delle Pmi potrebbe subire invece un netto arresto, per effetto di una scarsa crescita nel 2022 (+0,6 per cento) e di una contrazione nel 2023 (-0,5%), che allontanerebbero il recupero dei valori persi durante la pandemia (-1,5 per cento rispetto al 2019). Il Centro ritornerebbe ad essere l’area più colpita (-1,9 per cento), soprattutto per effetto della marcata contrazione osservata in Toscana (-3,0 per cento), ma forti ripercussioni si registrerebbero anche nel Nord-Ovest (-1,8 per cento), rallentato dalle performance negative del Piemonte (-2,2 per cento). Nel Nord-Est (-1,3 per cento), e soprattutto nel Mezzogiorno (-0,8 per cento), gli impatti della nuova congiuntura risulterebbero più attenuati, nulli o quasi in Friuli Venezia-Giulia (0,0 per cento), Molise (0,0 per cento) e Campania (-0,1 per cento) che mostrano la migliore tenuta.
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